Di questa famiglia sono degni di nota
un Francesco, che fu giudice della Gran Corte Civile del Regno negli
anni 1643-44-45, ecc.; un Giuseppe che, con privilegio dato a 11
settembre 1685, ottenne concessione del titolo di barone di S. Nicolò.
Arma: d’azzurro, al castello d’oro
torricellato di cinque pezzi, la torre di mezzo più alta con una
bandiera svolazzante a destra, il castello fondato in un mare d’azzurro
fluttuoso d’argento.
Si vuole originaria dalla Guascogna,
passata in Sicilia nel secolo XIII; godette nobiltà in Nicosia, Palermo,
Messina, ecc. Un Andrea fu notaro dell’ufficio della regia cancelleria
nell’anno 1479; un Francesco, da Nicosia, con privilegio dato a 13 marzo
1529, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Giovanni
Leonardo, a 23 settembre 1547 ottenne la castellania e tenenza del
castello di San Filippo; un Antonio fu senatore di Catania nel 1586-87;
un Giuseppe fu proconservatore in Nicosia nell’anno 1655; un Lorenzo
Gaetano Antonio Via e Cardines, con privilegio dato a 19 maggio 1674,
ottenne concessione del titolo di barone di Sant’Agrippina; un Gabriele
fu capitano di giustizia in Nicosia negli anni 1697-98, 1701-702; un
Nicolò fu giudice straticoziale di Messina nell’anno 1701-702, giudice
della corte pretoriana di Palermo negli anni 1703-4, 1718-19, del
Concistoro nel 1720, del tribunale della Gran Corte nell’anno
1722-23-24; un Domenico fu capitano di giustizia in Nicosia nel 1756-57;
un Felice la Via e Alessi, barone dell’ufficio di maestro notaro della
corte capitaniale di Nicosia, fu senatore in detta città nel 1798-99; un
barone Giacomo tenne la stessa carica in detta città nel 1800-801; un
Vincenzo, barone di Ficilino, per investitura del 18 novembre 1800, fu
senatore di Palermo nel 1811; un Nicola, dei baroni di Sant’Agrippina
(di Giuseppe, di Nicola), fu capitano degli eserciti napoletani,
ottenne, prima personalmente, con rescritto del 5 febbraio 1855 e,
quindi, con altro rescritto del 6 agosto dello stesso anno, con la
trasmissibilità secondo le leggi del regno, concessione del titolo di
marchese di Villarena di cui egli stesso ottenne riconoscimento con
decreto ministeriale del 5 luglio 1879; Giuseppe, figlio del precedente,
contrammiraglio della regia marina italiana è l’attuale marchese di
Villarena.
Arma: d’azzurro, alla banda accostata,
in capo da due stelle, in punta da una cometa, il tutto d’argento.
Di questa famiglia, la cui nobiltà
venne riconosciuta dalla real commissione dei titoli con deliberazione
dell’undici settembre 1858, notiamo un Giovan Battista generale degli
eserciti napoletani, marito di Teresa d’Elcarte, che, con real decreto
del 15 giugno 1857, avea ottenuto concessione del titolo di barone di
Santa Rosalia.
Godette nobiltà in Messina, in
Siracusa, ecc. Notiamo un Filippo, dottore in leggi, che fu giudice di
Messina nel 1681, del tribunale del Concistoro nel 1684, avvocato
fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1697; un Antonino che fu
giurato nobile in Siracusa negli anni 1705-6, 1722-23 e capitano di
giustizia negli anni 1708-709 e 1714-15; un Filippo Vianisi e Bonaiuto
che fu giurato nobile in Siracusa nel 1749-50; un altro Filippo, primo
duca di Montagna Reale in sua famiglia per investitura del 15 agosto
1743; un Lucio che fu capitano di giustizia in Siracusa nel 1753-54, e
possedette il diritto del Ponte e Supplemento del porto e marina di
Siracusa nel 1780; un Giuseppe Vianisi e Porzio, duca di Montagna Reale
per investitura del 10 gennaio 1758, senatore di Messina negli anni
1782-83, 1786, 1791-92, 1802, regio secreto della stessa città nel 1801.
Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della
regione siciliana è iscritto, con il titolo di duca di Montagna Reale,
il signor Luigi Vianisi (di Flaminio, di Giuseppe), padre di Luigi,
Matilde, Maria, Emilia, Eugenia.
Arma: d’azzurro, alla colomba volante
d’argento.
Alias: d’azzurro, all’albero d’oro nodrito
sopra un terrazzo di verde.
Alias: Inquartato: nel primo e quarto
d’azzurro, all’albero d’oro nodrito sopra un terrazzo di verde (che è di
Vianisi); nel secondo e terzo di rosso, alla banda d’oro,
accompagnata da due gigli dello stesso (che è di Porzio)(Vianisi-Porzio).
Alias: Inquartato: nel primo d’oro, alla
rovere di verde ghiandifera del campo nodrita sopra un terreno del
secondo sostenente cinque porci di nero pascolanti tre a sinistra, due a
destra (Porzio antico); nel secondo e terzo di rosso alla banda
d’oro accompagnata da due gigli dello stesso (Porzio moderno); al
quarto d’azzurro, alla colomba volante d’argento (Vianisi).
Godette nobiltà in Messina. Un Gregorio
fu giudice straticoziale di detta città negli anni 1649-50, 1652-53,
1656-57, 1658-59 e del tribunale del Concistoro nell’anno 1657-58; un
Francesco fu giudice in Messina nel 1722-23; un Vincenzo tenne la stessa
carica in detta città nel 1728-29.
Arma: d’argento, al leone di rosso
tenente con la zampa destra un giglio d’oro.
Originaria di Genova; pare che sia stata
portata in Palermo da un Vincenzo, qualificato patrizio di detta città, nel
principato del secolo XVII. Un Giovan Battista, dottore in teologia ed ambo
le leggi, protonotaro apostolico, consultore del tribunale della Santissima
Inquisizione, giudice ed esaminatore sinodale, decano e primo canonico della
cattedrale di Palermo, fu eletto a 27 luglio 1662 economo generale per la
esazione dei donativi dovuti dal braccio ecclesiastico.
Arma: diviso: nel primo d’azzurro, a tre
torri d’oro; nel secondo di rosso, al braccio armato impugnante un ramo di
vite di verde, movente dal fianco destro dello scudo.
Non sappiamo se tragga origine dalla
precedente. Godette nobiltà in Palermo, trovando un Biagio Vignoales e
Torres con la carica di senatore in detta città negli anni 1754-55, 1757-58,
1764-65, 1769-70, 1771-72, 1775-76.
Godette nobiltà in Palermo, trovando un
Arcangelo con le cariche di giudice della corte pretoriana di detta
città nel 1760 e di giudice del tribunale del Concistoro negli anni
1769-70-71.
Di questa famiglia, che si vuole
originaria di Genova, notiamo un Giustiniano, marchese di Valdina, per
investitura del 10 aprile 1751 e signore di Gallidoro. Nell’elenco
ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione
siciliana troviamo notati, con il titolo di nobile dei signori di
Gallidoro, i signori Domenico, Antonio, Giuseppe, Salvatore, Giovanni,
Raimondo e Agatina Vigo di Salvatore, di Giuseppe.
Si vuole originaria dalla Catalogna,
chiamata anticamente Berlingheri e discendente da un Raimondo, conte di
Barcellona e di Provenza; si dice che abbia assunto il cognome Villadicani
per il possesso del castello di Villa de Cans. Senza entrare nel merito di
tale origine è certo che la famiglia Villadicani, passata prima in Calabria
dove possedette la terra di Motta San Giovanni, e poi in Sicilia ha goduto
nobiltà sin dal secolo XVI ed ha occupato cariche importanti. Un Bonfiglio
fu senatore in Messina nel 1546-47; un Filippo tenne la stessa carica in
detta città nell’anno 1588-89 e forse egli stesso fu quel Filippo, cavaliere
dell’ordine di Malta, iscritto nella mastra nobile del Mollica; un Vincenzo,
barone della Motta, è iscritto in detta mastra (lista IV, anno 1591); un
Alvaro Villadicani Marullo e Castelli, a 6 luglio 1737, ottenne investitura
del titolo di marchese di Condagusta, fu senatore in Messina nell’anno
1745-46, acquistò il titolo di principe di Castelferrato che, a 21 dicembre
1756, ottenne di poter commutare in quello di principe di Mola; un Mariano,
principe della Mola, insieme con i figli Giuseppe ed Alvaro, è iscritto
nella mastra nobile di Messina del 1798-1807; quest’ultimo (Alvaro) fu
cavaliere dell’ordine di Malta, senatore di Messina negli anni 1787-88,
1796, 1802, e, a primo maggio 1812, ottenne investitura dei titoli di
principe e signore di Mola, marchese di Condagusta, barone di Lando, barone
di Piragò, barone di Cartolaro, titoli con i quali (eccettuato Cartolaro,
non sappiamo per qual motivo) venne iscritto nell’elenco ufficiale
definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il
signor Alvaro Villadicani (di Giovan Battista, di Alvaro), padre di Giovan
Battista, Pietro, Mariano, Isabella e Francesca.
Arma: d’oro, alla sbarra inchiavata
d’argento e di nero di otto pezzi.
Un Antonio fu vice castellano del
Castellammare di Palermo nel 1437 ed egli stesso, come figlio di
Eximenio Sances de Villalba, ottenne a 12 settembre 1453 investitura di
Friddi e Friddicelli.