Si vuole originaria di Genova, portata,
ai tempi di re Federico II, in Sicilia dove godette nobiltà in Monte San
Giuliano e in Trapani. Un Francesco fu senatore in detta città negli
anni 1420-21, 1423-24, 1426-27, 1429-30; un Tommaso vi tenne la stessa
carica negli anni 1421-22, 1424-25, 1428-29 e quella di capitano di
giustizia negli anni 1434-35, 1438-39; un Giovanni, come figlio di
Francesco, ottenne a 8 ottobre 1490 investitura del diritto di mezzo
grano sul caricatore di Sciacca; un Vito Antonio fu senatore di Trapani
nel 1566-67; un Simone, che, per la moglie Giovannella Reda, fu barone
della salina di Reda in Trapani, tenne la carica di senatore in detta
città negli anni 1584-85, 1589-90; un Giacomo, barone di Reda, fu
capitano di giustizia in Trapani negli anni 1612-13, 1619-20; un
Mariano, barone di Reda, tenne la carica di senatore in detta città
nell’anno 1619-20.
Arma: scaccato d’argento e di rosso di
sedici pezzi.
Di questa famiglia notiamo un Scipione
Ventura e Castelluti, che, con privilegio dato a 11 giugno 1657, ottenne
concessione del titolo di barone di Pozzoribaldo; un Michelangelo, che,
con privilegio dato a 24 settembre 1701, ottenne concessione del titolo
di barone di Canzaria; un Vito Ventura e Zacco che fu proconservatore di
Comiso nell’anno 1731; un Felice Ventura e Melfi che tenne la stessa
carica in Chiaramonte nel 1734; un Giuseppe Ventura e Arezzo che, come
marito di Barbara Spitaleri, possedette i feudi di Inturrella e Dagala
dei quali ottenne investitura a 13 settembre 1746 e fu proconservatore
in Chiaramonte nel 1758; un Matteo che acquistò da casa Caldarera il
feudo Raulica di cui ottenne investitura a 5 maggio 1799; un
Michelangelo Ventura e Cultrera che, a 26 giugno 1803, ottenne
investitura di Inturella e Dagala; un Vito Carlo che, a 27 febbraio
1810, ottenne infeudazione del territorio del Lago.
Arma: d’azzurro, alla figura della
fortuna al naturale, la ruota d’oro, uscente dalla punta dello scudo.
Godette nobiltà in Messina nel secolo
XVI, trovando, tra gli altri, un Alfonso con la carica di giudice della
corte straticoziale di detta città nell’anno 1573-74.
Arma: d’argento, a tre pali ondati
d’azzurro.
Alias: d’argento, a tre fasce di nero contro
innestate, con la bordura di rosso, caricata di otto crocette decussate
d’oro.
Di questa famiglia, che godette nobiltà in
Messina, notiamo un Antonino che, a 15 agosto 1788, ottenne esecutoria della
concessione del titolo di marchese, titolo che, a 14 ottobre 1789, ottenne
di poter trasmettere al figlio secondogenito nel caso che il primogenito non
avesse figli; un Stefano, figlio del secondogenito del precedente, investito
del titolo di marchese a 30 luglio 1793, iscritto nella mastra nobile di
Messina del 1798-1807; un altro Antonino, figlio di Stefano, che, a 16 marzo
1812, ottenne investitura del titolo di marchese.
Arma: d’azzurro, al braccio sinistro di
carnagione, tenente un cuore di rosso, fiammeggiante dello stesso, ed un
leone rivolto d’oro, sostenuto da un piano di verde e rampante contro il
fianco sinistro dello scudo.
Un Matteo, con privilegio dato a 9 giugno
1770, ottenne concessione della tonnara di Tre Fontane in Mazzara, della
quale, a 6 gennaio 1771, ottenne investitura Stefano Verderame, dottore in
leggi, figlio di detto Matteo.
Godette nobiltà in Messina. Un Pietro, a 21
giugno 1514 e a 7 aprile 1516, ottenne investitura del feudo Salto di
Barchino; un Girolamo nel 1572 era custode della regia dogana di Messina; un
Giuseppe è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista IV, anno 1590);
un Flaminio fu senatore in Messina nell’anno 1674-75 e tale carica tennero
in detta città un Antonio negli anni 1692-93, 1698-99, 1700-1701, 1710-11,
1715-16; un Andrea nel 1711-12; un Agostino nel 1723-24; un Flaminio Verdura
e Porcari fu capitano di giustizia in Santa Lucia nell’anno 1781-82, e forse
egli stesso dovette essere quel Flaminio che fu capitano di giustizia di
Pozzo di Gotto nel 1783-84 e in Castroreale nel 1786-87; un Flaminio del fu
Agostino (lo stesso del precedente?) insieme al figlio Antonino Maria è
notato nella mastra nobile di Messina del 1798-1807.
Arma: d’argento, al cipresso di verde
nodrito sopra un terreno dello stesso con due leoni coronati di nero
lampassati di rosso, affrontati al tronco.
Godette nobiltà in Vizzini e la
troviamo decorata del titolo di barone, non sappiamo con qual diritto.
Un Gregorio nel 1731 concorreva agli uffici nobili di Vizzini; un
Giovanni fu capitano di giustizia in detta città nel 1787-88; un barone
Gaetano tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1804-5.
Si vuole originaria della Spagna,
passata in Napoli, dove godette nobiltà sin dal secolo XIV e dove fu
decorata del titolo di duca di Craco a 30 dicembre 1724 e di quello di
marchese di Comignano per successione a casa Minutillo-Caffarello;
titoli riconosciuti, con decreto ministeriale del 25 maggio 1875, in
persona di Fortunato Vergara Caffarello (di Disma, di Francesco), che fu
direttore generale del Banco di Sicilia di Palermo, ecc.
Arma: troncato: al primo di rosso, al
castello di tre torri d’argento; al secondo partito: a destra d’azzurro,
al leone d’oro, a sinistra cimato di rosso e d’oro, colla fascia d’oro
caricata da un’aquila bicipite di nero coronata nelle due teste dello
stesso; essa fascia attraversante sulla partizione.
Si vuole che sia originaria di Pisa,
passata in Sicilia nella fine del secolo XIV. Un Lippo aveva nel 1409
l’ufficio della recezione, conservazione ed assegnazione delle vettovaglie
depositate nei magazzini dei caricatori di Castellammare del Golfo ed
Alcamo; un Ludovico fu capitano di giustizia in Palermo nel 1540-41 e
pretore della stessa città nel 1545-46; un Alvaro fu senatore in Palermo
negli anni 1548-49, 1558-59 e governatore del Monte di Pietà nell’anno
1541-42; un altro Alvaro fu senatore in Palermo negli anni 1601-2, 1611-12 e
capitano di giustizia nel 1614-15; un Ludovico fu senatore in detta città
nel 1683-84 e, come figlio di Antonina Di Blasi, primo barone di Diesi e
Sparacia in sua famiglia; un Matteo, barone di Diesi e Sparacia, fu
governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1756, della Tavola nel 1757 e
senatore nel 1766; un Francesco di Paola, figlio del precedente, a 19 agosto
1769, ottenne investitura del titolo di barone di Diesi e Sparacia.
Di questa famiglia, che è passata
all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia, notiamo un Alberto
giurato in Salemi nel 1636-37, ecc. e capitano di giustizia in detta città
nel 1644-45.
Godette nobiltà in Palermo. Un
Francesco, con privilegio dato a primo febbraio 1792, ottenne
concessione del titolo di barone di Porto e Pennate; un Benedetto,
barone di Porto e Pennate, fu senatore in Palermo negli anni 1830, 1835;
una Francesca Vernengo e Marchese (di Benedetto, di Francesco), nata in
Palermo il 13 novembre 1838, moglie a Giuseppe Valdaura D’Ondes, è
iscritta nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e
titolate della regione siciliana con il titolo di barone di Porto e
Pennate.
Di questa famiglia notiamo un Giacomo,
regio cavaliere, giurato in Salemi nell’anno 1435-36; un Enrico che
tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1444; un Giovanni che la
tenne nell’anno 1463-64; un Gaspare che fu capitano di giustizia
nell’anno 1695-96.
Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro
accompagnata in capo da un crescente d’argento e in punta da un capriolo
del secondo.