Si vuole che sia stata portata in
Sicilia nella fine del secolo XIII. Godette nobiltà in Catania,
Siracusa, ecc.; possedette i feudi di Albano, Cugno, Fiumefreddo e
Crucifia, Fontana del Conte, Ganno, Miraglia, Nasco, Perrotta,
Pietrarossa, Schisò, ecc. ecc. Un Manfredi fu capitano di giustizia in
Caltagirone nel 1425-26; un altro Manfredi (lo stesso del precedente?)
fu senatore di Catania negli anni 1456-57, 1466-67, 1474-75; e tale
carica tennero, in detta città, un Sigismondo nell’anno 1506-7; un
Giovanni negli anni 1530-31, 1534-35, 1538-39, 1546-47, 1550-51; un
Guttierez negli anni 1531-32, 1555-56; un Giuseppe nell’anno 1549-50; un
Battista fu capitano di giustizia in Salemi nel 1557-58; un Vincenzo, da
Catania, barone di Fiumefreddo e Crucifia, con privilegio dato a 20
aprile 1559, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un
Francesco, con privilegio dato a 5 luglio 1563, ottenne concessione del
titolo di regio cavaliere, e, con privilegio dato a 13 dicembre 1563
esecutoriato a 28 maggio 1566, ottenne il titolo di nobile col Don, fu
capitano di giustizia in Catania negli anni 1568-69 e 1569-70; un
Francesco, barone della Miraglia, fu senatore in detta città negli anni
1612-13 e 1635-36; un Diego fu capitano di giustizia in Catania negli
anni 1631-32, 1632-33, 1636-37 e patrizio negli anni 1642-43, 1645-46;
un Vincenzo fu capitano di giustizia in Siracusa negli anni 1674-75,
1676-77, 1677-78, 1681-82, 1686-87, 1691-92; un Giuseppe, barone del
Cugno, fu senatore in Catania nell’anno 1682-83; un Vincenzo è notato
nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri,
e forse egli stesso fu quel Vincenzo La Valle Paternò e Castello che fu
patrizio in Catania nel 1711-12; un Giuseppe fu segretario della regia
segreteria di Sicilia nel 1724; un Pietro la Valle e Gravina fu capitano
di giustizia in Catania nel 1744-45 e patrizio nel 1748-49; un barone
Francesco fu capitano di giustizia in Nicosia nel 1760-61; un barone
Guttierez fu senatore in detta città nell’anno 1799-800. Con decreto
ministeriale del 15 maggio 1901 la signora Agata (di Francesco, di
Giuseppe) Valle Gravina (Gravina, La Valle Gravina), nata in Catania il
12 marzo 1838, ottenne riconoscimento dei titoli di principe di
Valsavoia, barone di Armiggi (Armicci), barone di Cugno.
Arma: d’argento, a due leoni di nero
affrontati, accompagnati in capo da tre stelle [6] d’azzurro ordinate in
fascia, separati da due stelle simili una sull’altra, le tre stelle
sormontate da un’aquila sostenuta da un listello scorciato ed armato; il
tutto di nero (Valle).
Partito di Valle, che è
d’argento a due leoni di nero affrontati accompagnati in capo da tre
stelle [6] d’azzurro ordinate in fascia, separati da due stelle simili,
una sull’altra, le tre stelle sormontate da un’aquila sostenuta da un
listello, scorciato ed armato, il tutto di nero; e di Gravina,
che è troncato al primo d’azzurro, alla gemella d’oro in banda,
sinistrata da una stella [10] d’argento; al secondo d’azzurro, alla
banda scaccata di due file d’argento e di rosso (Valle Gravina).
Un Silvestre Vallego e Tappia fu
proconservatore in Catania nel 1695 e, come marito di Nicoletta
Bongiovanni del dottor Giacinto, fu segretario referendario del regno di
Sicilia nel 1706; un Giuseppe Emmanuele fu segretario referendario del
regno di Sicilia nel 1724, ufficiale ingegnere nel regio esercito,
marito di Antonia Texidor e padre di Raimonda, che, a 20 ottobre 1759,
ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo.
Godette nobiltà in Messina. Un
Ruggiero, milite, è notato nel ruolo dei feudatari sotto re Federico per
le saline di Nicosia, per il feudo Rachalfuar e per il casale di
Fiumedinisi ed i suoi eredi sono notati nel ruolo dei feudatari sotto re
Ludovico per un cavallo e mezzo armato; una Giovanna, nell’anno 1642,
possedette il feudo di Marcatobianco.
Si vuole originaria di Catalogna. Un
Perrotto fu giudice della corte pretoriana di Palermo negli anni
1581-82, 1585-86, 1590-91; un Ludovico tenne la stessa carica in detta
città nell’anno 1595-96; un Andrea, dottore in leggi, con privilegio
dato a 6 maggio 1609, ottenne infeudazione del territorio di Caddimeli;
un Bernardo, figlio del precedente, come marito di Agata Celestri fu
barone di San Filippo li Colonni e, a 27 maggio 1618, ottenne
investitura del feudo di Caddimeli; un Antonino, con privilegio dato a
12 luglio 1638, ottenne il titolo di barone di Baucino.
Arma: d’argento, al leone di rosso
rampante ad un albero di verde.
Originaria di Pisa, si vuole
discendente dall’antica famiglia degli Appiani. Occupò in Pisa parecchie
volte la carica di anziano e pare che sia stata portata in Sicilia, nel
principio del secolo XVI, da un Alessandro Vanni e Mastiani, figlio di
Giacomo, anziano in Pisa nell’anno 1495, ecc. Senza occuparci delle
illustrazioni di questa famiglia prima del suo passaggio in Sicilia,
perché ciò non rientrerebbe nel campo del nostro lavoro, ci contentiamo
notare gl’individui di casa Vanni che illustrarono la famiglia in
Sicilia. Un Orazio fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel
1603-4 e del Concistoro nell’anno 1601-2; un Vincenzo fu senatore in
detta città negli anni 1603-4, 1606-7 e 1616-17-18; un Raffaele, con
privilegio dato a 20 novembre 1629 esecutoriato a 28 febbraio 1630,
ottenne concessione del titolo di marchese di Roccabianca; un Gaspare fu
senatore di Palermo nel 1644-45; un Pietro tenne la stessa carica in
detta città negli anni 1639-40, 1659-60 e tale carica tennero un Placido
Vanni e Termine negli anni 1664-65, 1668-69-70; un Francesco negli anni
1678-79-80; un Orazio Vanni e Bellacera negli anni 1689-90-91; un Carlo
Vanni e Bellacera negli anni 1699-700, 1701-2, 1708-9; un Marcantonio
negli anni 1711-12, 1720-21, 1721-22, 1723-24, 1727-28-29; un Emmanuele
Vanni dei marchesi di Roccabianca fu primo marchese di San Leonardo di
Palmeri in sua famiglia per investitura del 10 novembre 1715; un
Vincenzo fu giudice del tribunale del Concistoro nel 1719, giudice della
Gran Corte Criminale nell’anno 1725-26, della Gran Corte Civile negli
anni 1727-28-29, 1735-36 e maestro razionale del tribunale del Real
Patrimonio nell’anno 1743; un Mario, marchese di Roccabianca, fu
deputato del Regno negli anni 1732, 1738; un Placido Vanni e Sitaiolo,
dei marchesi di Roccabianca, fu senatore di Palermo negli anni 1737,
1744, 1749, 1756, 1758, 1762, 1769, 1775-76, console del supremo
magistrato del commercio nell’anno 1742, tesoriere generale reggente
nell’anno 1765, percettore del val di Noto reggente nel 1771 e primo
duca di Archirafi in sua famiglia per investitura del 28 ottobre 1770;
un Raffaele Vanni e Zappino fu senatore di Palermo negli anni 1746-47,
1747-48, 1749-50, 1752-53, 1755-56, 1771-72; un Alessandro Vanni e La
Torre acquistò il titolo di principe di Casalmonaco che, a 25 dicembre
1756, ottenne che gli fosse commutato in quello di principe di San
Vincenzo, fu senatore in Palermo negli anni 1754-55, 1782-83,
governatore di Monreale nel 1773, più volte deputato del regno, fondò in
casa sua l’accademia di storia ecclesiastica e fu uno dei fondatori
della Biblioteca Comunale di Palermo; un Orazio Vanni e La Torre fu
generale dei Teatini; un Carlo fu senatore di Palermo nel 1764-65; un
Francesco Vanni e La Torre, teatino, fu deputato del regno nel
1786 e vescovo di Cefalù nel 1788; un
Francesco Vanni e Inveges, a 13 agosto 1796, ottenne investitura del
titolo di duca di Archirafi; un Diego, dei marchesi di Roccabianca, nel
settembre del 1821, ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo.
I due rami di questa famiglia tutt’ora fiorenti, cioè quello di principe
di San Vincenzo e quello di duca di Archirafi sono rappresentati il
primo dal signor Vincenzo Vanni Calvello e Petrazuoli (di Pietro, di
Vincenzo), riconosciuto con decreto ministeriale del 15 giugno 1898 nel
titolo di principe di San Vincenzo; il secondo è rappresentato dal
signor Francesco Vanni (di Giuseppe, di Francesco), iscritto nello
elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della
regione siciliana con il titolo di duca di Archirafi.
Arma: di rosso, al cane levriere
d’argento, ritto e collarinato d’oro.
Si vuole originaria di Toscana. Un Girolamo
acquistò il marcato di Santa Maria di Balchino di cui ottenne investitura a
30 agosto 1783, acquistò il titolo di marchese di Calcagno che, a 9 aprile
1784, ottenne di poter commutare in quello di marchese di Santa Maria di
Balchino; un Pompeo, marchese di Santa Maria di Balchino, sposò Caterina
Gioeni e Cavaniglia, sorella di Giovanni, principe di Sant’Antonino,
principe di Petrulla, ecc.; un Girolamo (di Felice Pompeo, di Girolamo), con
decreto ministeriale del 30 maggio 1902, ottenne riconoscimento del titolo
di marchese di Santa Maria di Balchino e, con regie lettere parenti del 14
agosto 1904, ottenne riconoscimento dei titoli di principe di Petrulla, duca
di San Biagio, duca di Angiò, duca di Ravanusa Castellana, barone di Noara,
barone di Montallegro, barone di Ragattano, principe di Sant’Antonino.
Arma: d’azzurro, alla torre sormontata da
tre stelle male ordinate, il tutto d’oro.
Illustrata da un Gaspare, che fu presidente
della Real Camera della Sommaria in Napoli, conservatore generale del Real
Patrimonio e commissario generale della mezza annata in Sicilia nel 1793.
Si vuole che sia originaria di Firenze,
godette nobiltà in Castrogiovanni. Un Francesco fu capitano di giustizia in
detta città nel 1643-44; un Marco Antonio acquistò da casa Valguarnera, nel
principio del secolo XVIII, il feudo Pasquasia; un Giuseppe Varisano e
Grimaldi, barone di Pasquasia, fu capitano di giustizia in Castrogiovanni
nel 1744-45; un Marco Antonio Varisano e Rosso tenne la stessa carica in
detta città nel 1774-75; un Giuseppe Varisano e Adonnino, barone di
Pasquasia, fu capitano di giustizia in Castrogiovanni nell’anno 1812-13; un
Pietro, dei baroni di Pasquasia, acquistò il feudo Balatella grande, di cui
ottenne investitura nell’ottobre dell’anno 1812.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro coronato,
colla banda d’azzurro orlata d’oro, caricata da tre stelle d’oro.
Alias: d’oro, alla fascia di verde caricata da tre
stelle del campo.
Godette nobiltà in Palermo. Notiamo un
Tommaso, che tenne la carica di senatore in detta città negli anni
1636-37, 1646-47, quella di governatore della Tavola nel 1634 e di
governatore del Monte di Pietà nel 1636; un Giuseppe, che, con
privilegio dato a 25 maggio 1651, ottenne concessione del titolo di
barone di San Giovanni della Palma e fu senatore in Palermo negli anni
1668-69, 1672-73.
Di questa famiglia notiamo un
Ferdinando castellano di Termini nell’anno 1422; un Pietro munizionero
della torre e castello di Agosta nel 1539; un Casimiro proconservatore
di Castellammare del Golfo nell’anno 1680.
Pretende discendere dai Paleologo, che
tennero l’impero di Costantinopoli e si vuole che abbia assunto il cognome
Vassallo nel passaggio che alcuni membri della famiglia fecero in Italia.
Pare che sia venuta due volte in Sicilia, prima ai tempi di Federico II
d’Aragona; poscia sotto Alfonso, in persona di un Nicolò, che, si dice, sia
stato conservatore d’armi di detto re. Notiamo un Vassallo, figlio di
Giacomo de Vassallo, da Noto, notato dal Muscia come possessore di Bavuso
nell’anno 1296; un Giovanni giurato di Siracusa negli anni 1403-4, 1406-7;
un Giovanni Antonio, che tenne la stessa carica in detta città negli anni
1517-18, 1526-27; un Stefano senatore di Palermo negli anni 1525-26,
1529-30, 1533; un Giovan Matteo, che tenne la stessa carica in detta città
nell’anno 1536-37; un Ludovico governatore del Monte di Pietà di Palermo
negli anni 1611-12, 1612-13, governatore della Tavola nel 1616 e senatore
nel 1615-16; un Tommaso, che tenne quest’ultima carica negli anni 1648-49,
1650-51, 1661-62; un Antonino che la tenne nel 1651-52; un Luigi che, con
privilegio dato a 3 settembre 1670, ottenne concessione del titolo di barone
di San Bartolomeo; un Ignazio Vassallo e Bellacera che fu senatore in
Palermo negli anni 1716-17, 1725-26, 1733-34-35, 1739-40-41, 1742-43,
1747-48 e 1749-50-51; un Bartolomeo che tenne detta carica negli anni
1756-57-58, 1762-63, 1765-66, 1768-69, 1775-76 e fu governatore della Tavola
nell’anno 1785; un Nicolò che, con privilegio dato a 3 marzo 1778, ottenne
concessione del titolo di barone di Lago di Scicli; un Ignazio che fu
senatore in Palermo nel 1824. La nobiltà di questa famiglia venne anche
riconosciuta dalla reale commissione dei titoli con deliberazione del 27
agosto 1838.
Arma: troncato: nel primo d’azzurro, alla
croce d’oro, caricata nel capo del monogramma costantiniano di rosso, ed
accompagnata in punta da due mezze lune montanti d’argento; nel secondo
d’azzurro, al leone accompagnato in punta da due gigli ed una sbarra
attraversante, il tutto d’oro; colla bordatura d’oro caricata da quattro
castelli di rosso cimati da una banderuola dello stesso, svolazzante a
destra e il motto IN HOC SIGNO VINCES, posto in cinta.
Vastalacqua. – Un Paolino, con privilegio dato a 14
maggio 1646, ottenne concessione del titolo di barone della Torre d’Arena e
forse egli stesso fu quel Paolino Vastalacqua e Santacolomba, marito di
Sicilia Sabia Corvino e Mancuso, che possedette il feudo Malpertuso col
marcato di San Basile.