Non sappiamo se ha nulla di comune con
la precedente. Un Antonino Tomasi e Rinaldi, a 24 settembre 1797,
ottenne investitura dello strasatto di Nadore; egli stesso, a 20 agosto
1809, ottenne investitura del feudo Canetici e fu capitano di giustizia
in Sciacca nell’anno 1812-13.
Illustrata da un Donato, avvocato
fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1793, consigliere della
real camera di Santa Chiara in Napoli, conservatore generale del Real
Patrimonio e commissario generale della mezza annata in Sicilia
nell’anno 1800, che acquistò il feudo Casalicchio, di cui ottenne
investitura a 19 febbraio 1809 e su cui, con privilegio dato a 1-6
ottobre 1810, ottenne il titolo di marchese. Con rescritto del 5 giugno
1854 Felice Tommasi, di Donato, ottenne riconoscimento del titolo di
marchese di Casalicchio, fu marito di Giovanna Somma, dei principi di
Colle, e padre di Angela moglie a Salvatore Torre, marchese di Civita
Retenga.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro
sostenuto da un monte a tre cime di verde movente dalla punta e
sormontato da tre gigli d’oro, divisi da un lambello a cinque gocce di
rosso.
Un Giovan Battista, toscano, gran
maestro dell’ordine di Malta fu aggregato alla nobiltà messinese e venne
ascritto alla mastra nobile di detta città dell’anno 1798-1807.
Vanta discendere dai Tornabuoni di Firenze;
fu nota in Sicilia fin dal secolo XV, godendo nobiltà in Catania e in
Messina. Un Tommaso, come marito di Grazia (Margherita) Paternò, possedette
Castania di cui, insieme con metà della foresta di Randazzo e con le saline
di Nicosia, ottenne investitura a 7 luglio 1483 il figlio Nicolò; un
Silvestre, con privilegio dato a 26 maggio 1507 esecutoriato a 22 marzo
1508, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Bernardo fu
senatore di Catania negli anni 1509-10, 1510-11, 1542-43, 1549-50, 1551-52;
un Antonino tenne la stessa carica in detta città negli anni 1556-57,
1559-60; un Cesare la tenne negli anni 1572-73, 1579-80 e, con privilegio
dato a 3 maggio esecutoriato a 23 settembre 1575, ottenne concessione del
titolo di regio cavaliere; un Orazio e un Ottavio, con privilegio dato a 31
agosto 1591, ottennero concessione del titolo di regio cavaliere; un
Francesco fu capitano di giustizia in Catania nell’anno 1622-23; un Fabrizio
fu patrizio in detta città negli anni 1629-30, 1630-31, 1633-34; un
Francesco (lo stesso del precedente?) e un Cesare, con privilegio dato a
Madrid a 20 febbraio esecutoriato in Palermo a 19 giugno 1623, ottennero
concessione del titolo di regio cavaliere; un Francesco, barone della
Mendola, fu senatore di Catania negli anni 1693-94, 1695-96; un Giovan
Battista fu capitano di giustizia in detta città nel 1694-95; un Cesare fu
acatapano nobile di Catania nell’anno 1695-96; un Bernardo, un Carlo, un
Cesare e un Giovan Battista sono annotati nella mastra nobile di Catania,
del 16 gennaio 1696, tra i regi cavalieri; un Ludovico, barone di Fiume di
Noto, fu capitano di giustizia in Catania nell’anno 1727-28 e nell’anno
1775-76 troviamo con la carica di senatore in detta città un altro (?)
Ludovico barone di Fiume di Noto. Con decreto ministeriale del 12 settembre
1899 il titolo di barone della tonnara di Fiume di Noto e Caponero venne
riconosciuto al signor Francesco Tornabene Riccioli (di Carlo, di Ludovico,
di Giovan Battista).
Arma: d’oro, al leone sormontato da un
piccolo decusse scorciato, il tutto d’azzurro.
Alias:
inquartato in decusse d’oro e di verde, al leone dell’uno nell’altro,
attraversante sul tutto .
Si vuole originaria di Avernia. Un Bernardo
fu senatore in Palermo negli anni 1677-78, 1693-94; un Vincenzo fu primo
barone di Giaconia o Gotto in sua famiglia nella fine del secolo XVII.
Arma: semitroncato partito, nel primo
d’azzurro, al guerriero d’argento, tenente con la destra una lancia, a
guardia d’una torre d’oro posta nel canton sinistro della punta dello scudo;
nel secondo d’argento a cinque ermellini di nero posti in decusse; nel
terzo, d’oro a tre bande di nero e la bordatura di rosso caricata da dieci
torte d’argento.
Un Matteo Marino, detto de Tornellis,
ottenne a 13 agosto 1401 conferma del casale Masuca col feudo Gualtieri, in
cui gli succedette Marzullo de Tornellis ed a questi il figlio Eduardo padre
di Pietro, investito a 9 maggio 1420.
Un Riccardo, da Vittoria, con
privilegio dato a 12 dicembre 1762, ottenne concessione del titolo di
barone di San Giuseppe, Giglio, Rosa; un barone Giovan Battista fu
proconservatore di Vittoria nell’anno 1795-1807.
Godette nobiltà in Palermo. Un Perrotto
fu senatore in detta città negli anni 1532-33, 1536-37; un Mariano tenne
la stessa carica negli anni 1563-64, 1566-67, 1580-81 e 1584-85; un
Gabriele la tenne negli anni 1578-79, 1594-95 e fu governatore della
Tavola in detta città nel 1581.
Arma: diviso: nel primo d’argento alla
croce di rosso; nel secondo di rosso alla fascia doppiomerlata d’oro.
Si vuole originaria di Francia; passata
prima in Milano di cui tenne il governo e poi in Sicilia nella fine del
secolo XIV. Un Giovanni ottenne, nel 1400, concessione di una vigna in
Castronovo e forse egli stesso fu castellano della città di Girgenti nel
1422; un Parisio fu capitano di giustizia in Caltagirone negli anni 1462-63
e 1468-69; un Bartolomeo fu senatore in Catania negli anni 1506-7, 1511-12,
1522-23, 1526-27, 1535-36 e deputato del regno nel 1511; un Federico e un
Giacomo, da Mazzara, con privilegio dato a 12 febbraio 1518 esecutoriato a
26 aprile 1519, ottennero concessione del titolo di regio cavaliere; un
Francesco fu capitano di giustizia di Mazzara nell’anno 1534-35; un Antonino
tenne la stessa carica in detta città nel 1537; un Francesco fu giurato di
Caltagirone nel 1627-28, capitano di giustizia negli anni 1631-32-33-34 e
1634-35, 1645-46; un Antonio fu governatore del Monte di Pietà in Palermo
nel 1637-38; un Carlo, con privilegio dato a 22 febbraio 1644, ottenne
concessione del titolo di barone del Grano; un Alessandro fu senatore di
Catania nell’anno 1646-47, un Francesco de la Torre Inguanti Statella e
Platamone (lo stesso del precedente?), con privilegio dato a 19 agosto
esecutoriato a 22 dicembre 1664, ottenne concessione del titolo di principe
della Terra e Torre di Sant’Agata; un Orazio, figlio del precedente, fu
giudice della Gran Corte del Regno negli anni 1647-48-49, 1654-55, 1656-57,
avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1660, presidente del
Concistoro nel 1665, presidente della Gran Corte nel 1669, reggente il
supremo consiglio d’Italia in Madrid, luogotenente di maestro giustiziere
nel 1670, deputato del regno nel 1671, cavaliere dell’ordine di Alcantara,
governatore di Milano nell’anno 1671, maestro razionale di cappa corta del
Real Patrimonio, presidente del Concistoro nel 1673, ecc. e acquistò
nell’anno 1669 la terra di Tusa; un Alessandro, principe della Torre, fu
maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio nell’anno
1689, un Orazio la Torre e Benzo fu deputato del regno nel 1790 e vescovo di
Mazzara nel 1792; un Giulio la Torre e Benzo, principe della Torre, fu
governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1785-86, senatore nell’anno
1790-91; un Giuseppe la Torre e Scoma, cavaliere dell’ordine Costantiniano,
fu colonnello di fanteria, brigadiere e ispettore degli eserciti,
governatore della città di Siracusa, e morì nel 1799.
Arma: d’azzurro, alla torre d’argento
accostata da due leoni affrontati e contrarampanti d’oro, sormontata da tre
gigli dello stesso ordinati in fascia, col capo d’oro caricato dall’aquila
bicipite spiegata di nero.
Un Giovanni, a 28 novembre 1811, ottenne
investitura di onze 186,15,19,3 annuali di censo sullo stato di San Cataldo
ed oggi è stato iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie
nobili e titolate della regione siciliana il signor Rosario Torregrossa (di
Giovanni, di Rosario), con il titolo di barone.
Si vuole che sia originaria di Spagna e
dello stesso stipite dei conti di Villar. Pare che sia stata portata in
Sicilia da un Martino, gran cancelliere di re Ferdinando, venuto a
prendere, nel nome del detto re, il possesso del regno; un Gensaldo
possedette l’alcadia, castellania e tenenza del castello di Messina,
uffici che, con privilegio dato a 11 gennaio 1505 esecutoriato a 4
dicembre dello stesso anno, ottenne di poter trasmettere ad un suo
erede; un Antonio de Torres e Sedano, cavaliere dell’ordine di San
Giacomo, con privilegio dato a 27 aprile esecutoriato a 14 agosto 1651,
venne nominato stratigò di Messina; un Nicolò fu senatore in detta città
nell’anno 1694-95.
Arma: di rosso, a cinque torri d’oro,
ordinate in decusse.
Di questa famiglia notiamo un Francesco
capitano di giustizia in Piazza nell’anno 1643-44; un Luigi patrizio in
Naro nel 1697-98; un Mariano capitano di giustizia in detta città nel
1698-99; un Antonino patrizio in Naro nel 1745-46; un Guglielmo che
tenne la stessa carica in detta città nel 1798-99; un Raimondo che fu
capitano di giustizia in Naro nell’anno 1812-13.