Nobile famiglia Catanese. Un Antonino
fu senatore di Catania negli anni 1522-23, 1530-31, 1533-34, 1536-37;
un Girolamo, con privilegio dato a 19 febbraio esecutoriato a 5 giugno
1574, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere e fu senatore in
Catania nell’anno 1581-82, capitano di giustizia negli anni 1584-85,
1594-95 e patrizio nell’anno 1598-99.
Si vuole che sia originaria dalla
Grecia. Con regie lettere patenti del 1902 venne riconosciuto il titolo
di barone di Galassi in persona di Giuseppa Stratigò, figlia di Nicolò e
di Assiotea Cozzo.
Arma: partito: di Stratigò, che
è d’oro all’aquila al naturale, e di Cozzo, che è troncato d’oro
e di rosso, il secondo a tre monti del primo.
Godette nobiltà in Caltagirone. Un
Giovanni Tommaso acquistò la baronia di Cutumino sottano, della quale
ottenne investitura a 20 marzo 1699 e la baronia di Bessima, della quale
fu investito a 26 settembre 1715; un Giovanni Tommaso (lo stesso del
precedente?) acquistò la baronia di Grottacalda, della quale ottenne
investitura a 4 febbraio 1736; un Antonino, barone di Cutumino, fu
senatore di Caltagirone negli anni 1752-53, 1757-58, acquistò la baronia
di Santo Stefano, della quale ottenne investitura a 16 gennaio 1755 e il
titolo di principe di Sant’Elia, di cui fu investito a 1 novembre 1769.
Godette nobiltà in Vizzini e in Mineo.
Un Mario nel 1731 concorreva agli uffici nobili di Vizzini; un Giovan
Battista fu sindaco dei nobili in Messina nel 1783-84.
Illustre famiglia Fiorentina, che vanta
discendere dalla famiglia romana Anicia. La portò in Palermo un Orazio,
nobile fiorentino, gentiluomo di camera di re Filippo III, cavaliere
dell’ordine dell’Alcantara, che fu senatore di Palermo negli anni 1623-24 e
1632-33, capitano di giustizia nel 1633-34, pretore nel 1637-38, deputato e
vicario generale del Regno, veditore delle genti di guerra, conservatore e
maestro razionale del Real Patrimonio, castellano del castello del Salvatore
di Messina nel 1636, strategoto di essa città nel 1640, e, con privilegio
dato a 21 agosto esecutoriato a 18 settembre 1637, ottenne concessione del
titolo di marchese di Flores; un Giuseppe Strozzi e Termini, marchese
Flores, che, per la moglie Aloisia Arrighetti, possedette i feudi Gurgo,
Celso, Manchi e Metà di Scala, costituenti la baronia di Sant’Anna, sulla
quale, con privilegio dato a 4 febbraio esecutoriato a 15 maggio 1643,
ottenne concessione del titolo di principe, fu cavaliere dell’ordine di San
Giacomo, capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1674-75, pretore della
stessa città negli anni 1683-84, 1686-87, ecc.
Arma: d’oro, alla fascia di rosso, caricata
da tre mezzelune crescenti d’argento.
Un Giovanni, priore della chiesa di
Sant’Andrea di Piazza nell’anno 1396, fu castellano in detta città; un
Pasquale, catalano, acquistò da Raimondo Manganelli di Piazza il feudo
Rachalmisuri o Ramorsura del quale ottenne conferma a 20 marzo 1400; un
Giuseppe, barone di Ramorsura, acquistò anche il feudo Colletorto,
alias Mendola, nella fine del secolo XVI.
Godette nobiltà in Palermo, trovando,
tra gli altri, un Guglielmo con la carica di senatore nell’anno 1564-65,
di ministro della nobile compagnia della Carità nel 1567; un Vincenzo
governatore del Monte di Pietà nel 1660; un Gaspare Andrea, che, a 25
ottobre 1757, ottenne dal Protonotaro del Regno parere favorevole per
essere notato nel ruolo dei nobili cavalieri privati.