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Requesens.
Si vuole che sia originaria dalla Catalogna, portata in Sicilia da un
Bernardo, generale di re Alfonso nella spedizione dell’isola di Corsica
nel 1453, che acquistò le città di Augusta, di Iaci, ecc., fu gran
cancelliere del regno di Sicilia, castellano del castello di Cefalù nel
1443, strategoto in Messina nel 1460-61 e vicerè in Sicilia negli anni
1461, 1463, 1464. Godette nobiltà in Palermo, in Siracusa, in Messina,
ecc.; possedette i principati di Pantelleria e di Ventimiglia; il
marchesato della Ferla; le contee di Buscemi e di Racalmuto; le baronie
di Barchino, Comiso o San Giacomo li Comici Ferla, Mazzarrone,
Racalbone e Stafenda, Nadore, Savochetta, Solarino e Lanfranco, i
diritti della secrezìa, porto e giudaica in Marsala, il diritto di
pontaggio in Marsala,
onze 127 annue di rendita sulla dogana di Palermo,
le saline in Trapani e Marsala,
ecc. ecc. Un Luigi fu castellano in Marsala nel 1479,
gran cancelliere di Sicilia e strategoto di Messina nel 1486-87; un
Giovanni fu vescovo di Cefalù nel 1511; un Bernardo, barone di
Pantelleria, ecc. fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1508-9,
1518-19, pretore della stessa città negli anni 1509-10, 1532-33, gran
cancelliere, deputato del Regno e strategoto di Messina,
governatore del castellammare di Palermo, capitan d’arme a guerra di
Trapani e Mazzara, ecc.; un Berengario fu capitano generale delle regie
Triremi di Sicilia nel 1534 e fu all’impresa di Tripoli nel 1559, ecc.;
un Giuseppe Requesens e Ventimiglia fu castellano di Palermo, gran
cancelliere del Regno, ecc., con privilegio dato a 31 marzo 1556
esecutoriato a 17 febbraio 1557, ottenne il titolo di conte di Buscemi;
un Gaspare fu senatore di Palermo negli anni 1562-63, 1567-68, 1571-72,
1575-76; un Francesco fu cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada
e morì nell’anno 1587; un Antonio conte di Buscemi, vicario generale del
regno nel 1598, pretore di Palermo negli anni 1610-11, 1620-21, 1628-29,
ecc., con privilegio dato a 5 settembre esecutoriato a 18 ottobre 1620,
ottenne il titolo di principe di Pantelleria; un Francesco, barone di
San Giacomo, fu deputato del Regno nell’anno 1621, senatore di Palermo
nel 1624-25 e capitano di giustizia della stessa città nel 1631-32; un
Bernardo tenne quest’ultima carica nell’anno 1639-40, quella di pretore
nel 1645-46 e fu deputato dal Regno nel 1645; un Luigi barone di San
Giacomo, fu senatore in Palermo nel 1660-61; un Diego fu giurato in
Siracusa nel 1665-66; un Antonio, conte di Buscemi, fu capitano di
giustizia in Palermo nel 1695-96; un Francesco Requesens e Del Carretto,
principe di Pantelleria, ecc. fu capitano di giustizia nella stessa
città nell’anno 1727-28, pretore di Palermo negli anni 1730-31, 1735-35,
deputato del Regno nel 1728 e nel 1738, ambasciatore del senato di
Palermo a re Carlo III e gentiluomo di camera di detto re; un Giuseppe
Antonio dei principi di Pantelleria fu abbate di S. Martino delle Scale,
vescovo di Siracusa e morì nel 1772; un Giovanni fu capitano generale
delle truppe del re di Sardegna, gran croce dell’ordine dei SS. Maurizio
e Lazzaro, cavaliere dell’ordine supremo della Santissima Annunziata,
ecc. e morì nel 1772; un Giuseppe Antonio Requesens e Napoli, principe
di Pantelleria, fu deputato del regno negli anni 1762, 1766, 1774,
governatore del Monte di Pietà in Palermo negli anni 1772-73-74 e fu in
sua famiglia primo principe di Ventimiglia, conte di Recalmuto; un
Francesco Requesens e Branciforti, principe di Pantelleria, ecc. fu
deputato del regno nel 1774, senatore in Palermo nel 1780-81, cavaliere
dell’ordine del S. Gennaro nel 1797, ecc.; un Emanuele, principe di
Pantelleria, ecc. cavaliere di giustizia dell’ordine di Malta, fu fermo
propugnatore dei diritti della Sicilia, prese parte alle rivoluzioni
siciliane del 1820 e del 1848, nel quale ultimo anno moriva.
Arma: inquartato: nel 1° e 4° d’azzurro, a tre torri d’oro poste 1, 2;
nel 2 e 3° d’oro a quattro pali di rosso e la bordura dentata d’oro.
Alias:
inquartato: nel 1 e 4° palato di rosso e d’argento; nel 2° e 3°
d’azzurro, a tre torri d’argento, e la bordura dello scudo d’argento.
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Ricca.
Si vuole che sia originaria dal Napoletano e che sia stata portata in
Sicilia, da un Rinaldo sotto re Pietro d’Aragona. Un Lamberto fu
capitano in Noto nel 1339; un Giovanni fu senatore in Siracusa nel
1420-21-22 e possedette metà di Caddeddi e Bufalesi, che venne
confermato al figlio di lui Rinaldo nel 1453; un Antonio, da Siracusa,
possedette metà del feudo Ricalcaccia di cui ebbe investitura a 6 giugno
1506; un Riccardo, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710
esecutoriato in Messina a 2 maggio 1713, ottenne concessione del titolo
di marchese della Scaletta e fu senatore in Palermo nel 1729-30; un
Alfonso, di Giovan Battista barone della Scaletta, con privilegio del 10
luglio 1748, ottenne il titolo di barone di Bruca o Villamarina e forse
fu egli stesso quell’Alfonso, che acquistò il titolo di marchese di
Tittamansi ottenendone investitura a 9 settembre 1779; un Gioacchino,
come marito di Rosaria Parisi e Fede, a 4 settembre 1769 fu investito
del titolo di barone del Sonnaro. Nell’elenco ufficiale definitivo delle
famiglie nobili e titolate siciliane troviamo iscritto, con il titolo di
barone, il signor Gioacchino Ricca, di Salvatore Gioacchino.
Arma: troncato: nel 1° d’argento al leone di nero. Nascente dalla
partizione; nel 2° di rosso, allo scaglione d’oro, accompagnato da tre
stelle dello stesso, due in capo ed una in punta.
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