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Parisi
o
Parisio.
Si vuole che sia originaria di Francia, e che abbia avuto a capostipite
un Gualtiero, governatore di Parigi prima del 1000. Passò in Cosenza, in
Napoli, in Bologna; venne in Sicilia sotto i Normanni e godette nobiltà
in Messina (dal secolo XI al XVI) e in Palermo. Possedette il principato
di Torrebruna, il marchesato di Ogliastro, le contee di Adernò,
Avellino, Calatabiano e le baronie di San Bartolomeo, Baresio,
Carcicera, Chabuca o Chillari (Cellaro) o Mazallacar, Corte, Crucoli,
Fiumefreddo,
Franca, Cardonetto o PlanaMontagna, ecc., Limina, S. Maria dell’Itria di
Gruttabianca, Milocca, Piano del Comune e Rapi, Morbano, Nanfizia,
Nixima e Montagna, Pancaldo, Paternò, Pelliori o Pollidoro, Ponte,
Sonnaro, Sortino, S. Stefano di Briga, S. Teodoro, Tortoreto, Tumminii,
ecc. ecc.
Notiamo un conte
Gualtiero Parisi, che, al dir del Villabianca, fu signore d’Adernò
nell’anno 1185;
un Pagano Parisi, che fu signore di Butera nel 1206;
un Enrico giudice della Gran Corte di Messina nell’anno 1281;
un Bartolomeo giudice della Sacra Regia Coscienza nel 1333;
un Pietro, da Messina, regio milite, che è notato nel ruolo dei
feudatari del 1343 per un cavallo alforato; un Perretto, che vi è notato
per un cavallo armato; un Pietro giurato di Siracusa negli anni 1451-52,
1454-55, 1458-59, 1461-62, 1465-66, 1468-69, 1471-72, 1482-83; un notar
Rinaldo regio segretario nel 1461;
un Giovan Domenico senatore di Messina nel 1555-56; un Giacomo, da
Caltagirone, morto nel 1579 annoverato tra i beati;
un Paolo, barone di Racalciofali, senatore di Palermo nel 1585-86; un
Bartolomeo ed un Niccolò ascritti alla Mastra Nobile del Mollica; un
Simone Parisi e Bologna, barone di Milocca, governatore di Lodi, maestro
razionale e senatore di Palermo negli anni 1614-15, 1618-19-20, che fu
padre di Traiano Parisi, il quale succedette nel 1627 nella baronia di
Santa Maria dell’Ogliastro a Marco Mancino con l’obbligo di assumere il
cognome e l’arme Mancino e s’intitolò Marco Mancino II, fu cavaliere di
Calatrava e, con privilegio dato a 8 luglio esecutoriato a 16 settembre
1628, ottenne il titolo di marchese su detta terra di S. Maria dell’Ogliastro;
una Antonia Parisi ed Osorio, moglie di Fabio Parisi, che ottenne con
privilegio del 22 gennaio 1666 il titolo di barone di Grottabianca; un
Alberto, dottore in leggi, che, come procuratore di Vincenzo suo padre
da Messina, fu luogotenente generale, tesoriere e collettore delle
fiscalie di Sicilia con privilegio dato a 27 aprile esecutoriato a 26
giugno 1666; un Mario, che, con privilegio dato a Madrid l’11 giugno
esecutoriato a 21 agosto 1671, ottenne il titolo di barone di S. Maria
dell’Itria; un Girolamo Parisi e Settimo (Marco Mancino IV) deputato del
regno nel 1684; un Antonio patrizio di Licata nel 1695-96; un Antonio
Parisi e Ferro, barone di Racalciofali, senatore di Palermo nel 1696-97;
un Ignazio giudice di Messina nel 1717-18; un Giuseppe Parisi, di
Domenico, barone di San Bartolomeo, giurato nobile di Naso nel 1734 e
pretore e capitano “ad bellum” nel 1745; un Vincenzo senatore di Palermo
negli anni 1754-55-56, 1758-59-60, 1762, 1765-66, 1768-69, 1772-73; un
Michelangelo proconservatore di Calatafimi nel 1758; un Vincenzo Parisi
e Ugo governatore del Monte di Pietà in Palermo negli anni 1770-71,
1774-75, 1778-79, 1782-83, archivario del Senato nel 1768 e senatore
negli anni 1755, 1759, 1762, 1765, 1768, 1772; un barone Domenico
giurato di Naso nel 1775-76; un Francesco
Parisi e Caracciolo, marchese dell’Ogliastro, senatore di Palermo negli
anni 1783 e 1793, rettore dell’Opera di Navarro nel 1788, governatore
del Monte nel 1790-91; un Emanuele, di Francesco, giudice pretoriano di
Palermo nel 1784-85, giudice del Concistoro negli anni 1789-90-91 e
giudice della Gran Corte Civile negli anni 1792-93-94; Legato e Regio
Commissario della Corte di Sicilia a Tunisi, ministro di Stato,
direttore di giustizia nella giunta di Reggenza di Stato, Ministro
Segretario di Stato di Giustizia, Grazia, Ecclesiastico ed Alta Polizia,
Ministro dell’Interno del Regno delle Due Sicilie: un Francesco,
marchese di Ogliastro e principe di Torrebruna, senatore di Palermo
negli anni 1793-94-95; un Giuseppe, dottore in leggi, del fu Gaetano,
iscritto nella mastra nobile di Messina dell’anno 1798-1807; un Gaetano,
principe di Torrebruna, senatore di Palermo nel 1811; un Federico, dei
principi di Torrebruna, senatore di Palermo negli anni
1824-25-26-27-28-29, un Giuseppe Parisi giudice della Gran Corte Civile
nel 1824, presidente della Gran Corte Civile nel 1824, presidente della
Gran Corte Criminale di Siracusa, consultore della regia Consulta in
Sicilia nel 1825, delegato per il Regio Exequatur in Sicilia nel 1825,
commendatore del Real Ordine di Francesco I nel 1829, vice presidente
della Consulta di Sicilia nel 1837; un Gaetano Parisi e Landolina,
principe di Torrebruna, gentiluomo di camera, commendatore dell’ordine
della corona di Ferro e pretore di Palermo nel 1830 ed intendente della
stessa città nel 1831; un Gaetano, deputato al Parlamento Nazionale
dalla X alla XV legislatura; un Nicolò Parisi e Notabartolo, che prese
parte alla campagna per l’indipendenza italiana nel 1860-61, fu fregiato
della medaglia di bronzo nel 1862, della medaglia commemorativa delle
guerre combattute per l’indipendenza nel 1867.Oggi la famiglia è
rappresentata dal signor Vincenzo Parisi e Notarbartolo (di Nicolò)
tenente della milizia territoriale del R. Esercito, commendatore
dell’ordine del Santo Sepolcro, che, con decreto ministeriale del 20
maggio 1901, ottenne riconoscimento del titolo di nobile dei baroni di
S. Bartolomeo e, con decreto Reale di motu proprio dato a 3
febbraio1907 susseguito da RR.LL.PP. 16 maggio 1907, ottenne
concessione del titolo di conte.Arma:
d’azzurro, a tre fasce d’oro, accompagnate nel capo da un giglio e da
tre stelle, due tra la 1a e 2a, una nella punta
bassa dello scudo, il tutto dello stesso (antichi conti d’Adernò);
d’azzurro, alla lancia posta in fascia accompagnata da tre teste di
cavallo recise, le prime due nel capo affrontate miranti due gigli, la
terza in punta, addestrata da un giglio, il tutto d’oro (ramo di Mineo e
di Lentini); d’azzurro, al castello merlato d’oro, aperto nel fianco
destro, ed un braccio armato, impugnante una croce patente d’oro,
sporgente dalla porta (ramo di Cosenza); d’azzurro, alla gemella in
banda,
accompagnata in capo da un giglio sormontato da tre stelle di sei
raggi male ordinate; in punta da una cometa posta in banda, il tutto
d’oro (ramo di S. Bartolomeo); d’azzurro, a quattro bande d’oro,
abbassate sotto la fascia in divisa sostenente un leone rivolto e
coronato guardante una stella posta al seconda cantone, il tutto
dello stesso (ramo di Messina); d’azzurro, alla fascia accompagnata
in capo da due stelle ed in punta da un tronco d’albero sormontato
da una stella, il tutto d’oro (Parisi o Parisio).
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Paruta.
Nobilissima famiglia, la Paruta, che il Di Giovanni, nel suo Palermo
Ristorato, ed il Villabianca, nella sua Sicilia Nobile, vogliono
trapiantata in Sicilia dalla Catalogna ai tempi di re Alfonso il Magnanimo;
ciò che non è conforme al vero, come fu dimostrato da monsignor Vincenzo Di
Giovanni in una sua monografia sul castello della Sala di Paruta. Noi
infatti troviamo un Cossio giudice di Palermo a 31 lugllio 1344; un Ruggero
– quello stesso notato dal Pirri e dal Villabianca, come presidente del
Regno di Sicilia nell’anno 1436, castellano del Palazzo Reale e Maestro
Razionale del tribunale del Real Patrimonio – che, con privilegio dato a 23
maggio 1408, ottenne da re Martino concessione in feudo per sè e suoi di
onze 40 annue d’oro sopra i porti e le marine del regno di Sicilia e ciò in
occasione del matrimonio contratto da detto Ruggero con Antonella e fu
pretore di Palermo negli anni 1407-8-9, 1417-18; castellano del castello
superiore e inferiore di Corleone negli anni 1422, 1434; un Giaimo, figlio
del precedente, pretore di Palermo negli anni 1441-42, 1444-45, maestro
secreto e procuratore di Palermo, che a 25 febbraro 1460 ottenne conferma
delle dette onze 40 annue d’oro, delle quali a 15 marzo 1474 ottenne
conferma e nuova investitura Girolamo, figlio del precedente, che, con
privilegio dato a 27 ottobre 1509 esecutoriato a 4 aprile 1510, ottenne
infeudazione del territorio di Taguro, Ragali e Valguarnera e acquistò il
feudo di Melia; un Giaimo-Andrea, figlio di Girolamo, a 17 settembre 1496
ottenne investitura delle onze 40 annue sui porti e marine del Regno e nello
stesso giorno venne investito, per il primo in sua famiglia, del castello e
feudo della Sala di Madonna Alvira, poscia chiamato Sala di Paruta; un
Onofrio fu senatore di Palermo negli anni 1514, 1522, 1525, 1528; un
Girolamo tenne la stessa carica nell’anno 1545; un Giovan Nicola fu giudice
della Gran Corte negli anni 1571-72-73; un Filippo, a 30 agosto 1602, fu
eletto segretario del Senato di Palermo, carica che ebbe confermata a vita
nel 1620, e fu illustre letterato; Francesco, figlio del precedente, fu
dottore in leggi, avvocato dei poveri nel 1627 e segretario del Senato di
Palermo nel 1628.
Arma:
d’oro, alla pianta di ruta sradicata di verde.
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