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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Pancucci a Paredes
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Pancucci.
Godette nobiltà in Girgenti, trovando, tra gli altri, un Giovanni con
la carica di capitano di giustizia in detta città nel 1706-7.
Arma: d’azzuro, allo scaglione d’oro.
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Pandolfi-Guttadauro.
Un
Beniamino, dottore in scienze fisico-matematiche, ingegnere di ponti e
strade, colonnello nel genio della riserva nel regio esercito, decorato
degli ordini mauriziano e della Corona d’Italia e di medaglie al valor
civile e al valor militare, ufficiale d’ordinanza di re Vittorio
Emanuele II, già deputato al Parlamento nazionale, ecc. con decreto
reale del 12 febbraro 1882, ottenne la concessione del titolo di
marchese, trasmettibile ai due suoi figli e ai discendenti maschi
primogenti di ciascuno di essi.
Arma:
inquartato nel 1° e 4° d’oro e di rosso, alla fascia d’azzurro
attraversante, accompagnata in capo da un’aquila di nero, e in punta da
tre stelle di sei raggi d’argento; nel 2° e 3° d’azzurro a tre fasce
d’oro, gocciate inferiormente di sei pezzi dello stesso, tre goccie
cadenti dalla prima fascia, due dalla seconda ed una dalla terza.
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Pandolfo.
Godette nobiltà in Siracusa, in Messina e in Marsala. Un Pietro
fu
giurato in Siracusa negli anni 1407, 1411, 1415, 1427; un Antonio tenne
la stessa carica negli anni 1419, 1427, 1438, 1446; un Guglielmo nel
1459, 1463, 1468; un Antonio acquistò da casa Branciforti, nella prima
metà del secolo XVI, i feudi Piani e Raltavilla; un Girolamo fu giurato
in Siracusa negli anni 1553, 1565 e forse egli stesso fu quel Girolamo,
che, nel 1573, ottenne investitura di metà del feudo Carioto o
Poggiorosso; un Giovan Vincenzo fu giurato di Siracusa nel 1560, 1567,
1575; un Giovan Calogero, dottore in leggi, fu proconservatore in Naso
nel 1579; un Mario, barone di Raltavilla, fu capitano giustiziere in
Marsala nel 1643-44; un Antonio Vincenzo fu giudice pretoriano in
Palermo nel 1586-87 e della Gran Corte del Regno nel 1587-88-89.
Arma: d’argento a
due bande abbassate d’azzurro , la prima sostenente un leone leopardito
di rosso
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Paola (di).
Un
Giacomo fu avvocato fiscale e proconservatore di Sicilia sotto re
Giovanni ; un Pietro fu barone di Monserrato; un Salvatore, dottore in
leggi, fu giudice in Catania negli anni 1740-41; un Pietro-Paolo,
dottore in leggi, fu giudice della Gran Corte del Regno e a 3 ottobre
1742 venne aggregato alla Mastra Nobile di Catania; un Antonino a 20
dicembre 1755 ottenne investitura della baronia di Monserrato già
Ficilino.
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Paoli.
Un
Filippo, da Scordia, con privilegio del 20 agosto 1789, ottenne il
titolo di barone di Rasoli, con il quale oggi trovasi iscritto nell’elenco
ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione
siciliana il signor Giuseppe Paoli, di Filippo, di Gioacchino.
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Paolillo
o Paulillo (vedi).
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Papadopoli.
Il
Galluppi dice che questa famiglia godette di nobiltà in Messina nel secolo
XVII.
Arma:
troncato: nel 1° d’oro, al sole di rosso, nel 2° d’azzurro, alla fenice
d’argento sulla sua immortalità al naturale.
Cimiero: due mezzi voli d’oro, caricati dal sole di
rosso.
Divisa: FLAMMAS ALIT.
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Papaleo
o Papaleone.
Godette nobiltà in
Messina nei secoli XIII e XIV. Un Bartolomeo, giudice della Gran Corte del
Regno, ottenne da Martino e Maria concessione del feudo Protonotaro.
Ignoriamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia un Giovanni,
qualificato non sappiamo con qual diritto barone, che fu giurato di Scicli
nell’anno 1812-13.
Arma:
d’azzurro, alla croce papale d’oro, di tre pezzi traversi trifogliati.
Alias: d’azzurro, al bastone pontificio d’oro,
accompagnato da tre crocette dello stesso.
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Papardo
o Pappalardo.
Nobile famiglia
messinese. Un Pietro fu giudice delle appellazioni in Messina negli anni
1484-85, 1486-87, e giudice straticoziale nel 1497-98; e forse egli
stesso fu avvocato del tribunale della Gran Corte e sindacatore in
Polizzi nell'anno 1488; un Andrea
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fu giudice della Gran Corte nel 1507;
un Domenico, un Leonardo, un Bernardo e un Filippo Papardo o Pappalardo,
con privilegio del 16 novembre 1528, ottennero concessione del titolo di
nobile del Sacro Romano Impero; un Bernardo fu giudice straticoziale in
Messina negli anni 1537-38, 1541-42, 1558-59; un Nicolò fu senatore di
Messina nel 1580-81 e fu ascritto alla mastra nobile del Mollica; un
Giuseppe, un Francesco e un Giulio del fu Andrea sono pure ascritti a
detta mastra; un Bartolomeo fu proconservatore in Messina nell’anno
1603e senatore in detta città negli anni 1604-5, 1615-16, 1631-32,
1635-36; un Nicolò Maria fu senatore in Messina negli anni 1630-31,
1636-37; un Andrea tenne la stessa carica negli anni 1694-95, 1712-13;
un Letterio negli anni 1732-33, 1734-35; un Bernardo, come marito di
Violante Del Pozzo, fu principe del Parco e marchese del Pozzo; un
Francesco Papardo Del Pozzo, principe del Parco, fu senatore in Messina
negli anni 1765, 1773; un Giovanni, principe del Parco (figlio del
precedente), è annotato alla mastra nobile di Messina del 1798-1807. Non
sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Giovanni
Pappalardo, qualificato ignoriamo con qual diritto barone, che occupò la
carica di capitano di giustizia in Catania nel 1801-2.
Arma:
inquartato: nel 1° e 4° d’oro a tre scaglioni più scuri dello stesso
cuciti; nel 2° e 3° d’oro alla fascia d’azzurro; sopra il tutto d’oro,
al collo di pozzo di rosso, attorniato da due dragoni di verde,
contrarampanti ed affrontati, con le code annodate e passate in decusse.
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Papè.
La si vuole
originaria di Anversa, passata prima in Milano e poi portata in Palermo
da un Adriano, che fu padre di Cristofaro, governatore della nobile
compagnia dei Bianchi nel 1642, 1648, protonotaro del Regno, deputato
del Regno, giudice della Gran Corte, ecc. Giacinto Papè e Di Gregorio
(figlio del precedente) a 13 giugno 1666 ottenne di poter esercitare
l’ufficio di protonotaro del Regno, fu barone di Vallelunga, con
privilegio dato in Madrid a 30 gennaio esecutoriato in Palermo a 29
aprile 1671, ottenne il titolo di duca di Pratoameno; Ugo, dottore in
leggi (fratello del precedente) fu protonotaro del Regno, maestro
portulano, deputato del Regno, e, con privilegio dato a 30 novembre 1675
esecutoriato a 9 aprile 1676, ottenne il titolo di duca di Giampilieri;
Cristofaro Papè e La Farina, di Giacinto, duca di Pratoameno, barone di
Vallelunga, fu cavaliere di S. Giacomo, gentiluomo di camera del duca di
Baviera, tenente generale d’artiglieria negli eserciti spagnuoli, ecc.;
Luigi Papè e La Farina fu senatore di Palermo nell’anno 1708-9, duca di
Pratoameno e barone di Vallelunga, come successore del fratello
Cristofaro, acquistò il titolo di marchese della Scaletta e quello di
duca di Rebuttone, del quale ottenne investitura a 3 aprile 1718;
Giuseppe Papè e Montaperto, di Ugo, fu duca di Giampilieri, protonotaro
del Regno e acquistò il titolo di principe di Valdina, del quale ottenne
investitura a 21 luglio 1706; Domenico Papè e Montaperto, duca di
Giampilieri, ecc. fu senatore di Palermo nell’anno 1711-12, deputato
del Regno nel 1728, Giacinto Papè e Garofal, di Luigi, fu duca di
Pratoameno, ecc. fondò nel 1752 l’accademia palermitana delle arti e
scienze, fu maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio nel
1758, pretore di Palermo nel 1760-61, gentiluomo di camera nel 1768,
cavaliere del San Gennaro nel 1772; un Ugo fu decano di Girgenti e
vescovo di Mazzara nel 1773; Ignazio Papè e Ballo fu intendente generale
degli eserciti, maestro razionale di cappa e spada del tribunale del
Real Patrimonio nel 1758, gentiluomo di camera nell’anno 1772; Pietro
Papè e Beccadelli di Bologna (di Ignazio), principe di Valdina, ecc. fu
protonotaro, logoteta e maestro di cerimonie del Regno di Sicilia,
cavaliere dell’ordine di Malta, gentiluomo di camera nel 1800, cavaliere
del S. Gennaro nell’anno 1806; Salvatore Papè e Gravina, principe di
Valdina, ecc. fu pretore di Palermo nel 1840. Oggi troviamo iscritto,
nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della
regione siciliana, con i titoli di principe di Valdina, duca di
Giampilieri, barone di Calattubo, barone di Vallelunga
il signor Pietro Papè, figlio del detto principe Salvatore.
Arma:
d’oro, alla fascia d’argento cucita, caricata da tre decussi di rosso,
sotto altra fascia di rosso, sormontata da un’aquila imperiale di nero,
accostata da due gigli di rosso ed una pampina di verde posta in punta.
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Pappalardo
vedi Papardo.
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Parastanghes
o Peristanga (vedi).
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Paratore.
La si
vuole originaria di Palermo; godette nobiltà in Messina e in Randazzo.
Un messer Giovan Battista è notato nella mastra nobile del Mollica; un
Antonio fu proconservatore in Tripi nel 1632; un Ludovico Paratore e
Basilotta fu, in sua famiglia, primo principe di Patti, barone di Tripi,
barone di Oliveri, barone di Falcone; un Antonino fu giurato di Randazzo
nel 1758-59; un Bernardo tenne la stessa carica nel 1760-61; un Antonino
fu giurato nobile in detta città nel 1798-99.
Arma:
d’azzurro, al fiume d’argento, caricato da tre mazze montanti d’oro.
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Paredes (de).
Nobile
famiglia di Noto. Un Giovanni Antonio fu castellano di Capopassero nel
1669; un Francesco fu proconservatore in Noto nel 1683; un Giovanni, per
la moglie Sigismonda Malandrino fu barone di metà di Caddeddi e forse
egli stesso fu quel Giovanni-Antonio, barone di Caddeddi che nel 1734
tenne la carica di proconservatore in Noto; un Francesco tenne in
detta
città le cariche di patrizio e di giurato negli anni 1743-44, 1745-46.
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