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Moncada
o
Montecateno.
Originaria dai duchi di Baviera; fu nobile in Catalogna, dove possedette
un gran numero di feudi e titoli e venne portata in Sicilia da un
Guglielmo Raimondo, secondogenito del signore
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d’Aitona in Catalogna,
sotto re Pietro I d’Aragona. Possedette i principati di Alcontres,
Calvaruso, Cassaro, Collereale, Larderia, Montereale, Rosolini,
Sperlinga, le ducee di Archirafi, Bivona, Montalto; i marchesati di
Malta e Gozzo, di Sortino, le contee di Adernò, Agosta, S. Antonio,
Caltabellotta, Cammarata, Collesano, Sclafani; i feudi di Alagona,
di Alzacuda, S.
Angelo, Bagni, Belliscara, Benvini, Bifara, Boscaglia, Burgio e
Torrevecchia, Buzzetta, Calastuppa, Caltavuturo, Cartolaro, Casacca,
Cassibile, Castellammare del Golfo, Castelluzzo, Cicutanova, Ciminna,
Cipolla, Colla, Crixunotta, Delia, Fanusi, Ferla, Francofonte e Cadera,
Fucilino, Galassi, Galermo, Ginestra, Graniti e Mangiavacchi, Grotta
dell’Acqua, Imposa, Longarino, S. Lorenzo, Malosalto, Malpasso,
Mandranova, Misilcassimo, Misilmeri, Monastero, Morbano, Muglia, Noara,
Pietrabianca, Pietralonga, Placabaiana, Poggioroso, Ponticello, Prato,
Priolo, Roccapa-lumba, Sala, Saponara, Scandali, Scordia-Superiore,
Solfara, Torretta, Tortorici, Ursitto, Vigliatore, Villadimare, ecc.
ecc.
Dall’unico tronco dei conti di Agosta e di Adernò, dal quale proviene
l’attuale ramo dei principi di Paternò, si staccarono diversi rami e tra
questi quello dei baroni di Calvaruso e di Monforte, dal quale il ramo
dei principi di Monforte ancora fiorente.
L’economia del lavoro non ci consente poter dire convenientemente di
detta famiglia; dobbiamo soltanto contentarci di accennare ad alcuni
individui di essa, che più eccelsero per cariche sostenute e per
possesso di feudi e titoli. Un Guglielmo Raimondo, quello stesso che
portò la famiglia in Sicilia, sposò Lucchina Alagona che lo fece signore
delle isole di Malta e Gozzo; un altro Guglielmo Raimondo fu conte di
Agosta, e gonfaloniere del regno di Sicilia sotto re Pietro II; un
Matteo, conte d’Agosta e di Adernò, fu gran siniscalco e governatore di
Sicilia e vicario e capitan generale nei ducati di Atene e Neopatria; un
Antonio, conte di Adernò, Centorbi, ecc., possedette la baronia di
Miserendino o Sala di Madonna Alvira, che perdette essendo stato da re
Martino dichiarato ribelle, fu gonfaloniere del regno e gran siniscalco
e nel 1411 liberò la regina Bianca assalita nello Steri da Bernando
Caprera; un altro Guglielmo Raimondo, conte di Agosta, fu gran
contestabile e capitan generale della cavalleria di Sicilia, maestro
giustiziere del Regno, rapì dal castello Ursino la regina Maria e la
portò in Spagna, dove vennero stabilite le nozze di lei con Martino il
giovine, figlio di Martino duca di Montblanc, ottenne nel 1392
concessione di Malta e Gozzo con titolo di marchese, delle terre di
Naro, Delia, Sutera, Mussomeli, Manfreda, Gibellina, Favara, S. Angelo
Muxaro, Montechiaro, Misilmeri, Mineo, ecc., già dell’infelice Andrea
Chiaramonte, ebbe ancora gli stati di Calatafimi, Alcamo, Calattubo, le
isole di Favignana, Levanzo, Maretimo, le terre di Novara, Tripì,
Saponara, ecc., onori e possedimenti che perdette per essere stato da re
Martino dichiarato ribelle nel 1397; un Giovanni, secondogenito del
precedente, fu barone della Ferla e conte di Adernò, liberò la regina
Bianca nel 1410 dall’assedio che le stringeva in Siracusa Bernardo
Caprera, fu gran siniscalco, gran cancelliere, maestro giustiziere,
ecc.; un Antonio fu capitano di giustizia in Caltagirone nel 1421 e
commendatore dell’ordine di Malta nel 1427; un Matteo, con privilegio
del 25 giugno 1407, ottenne il titolo di conte su Caltanissetta, fu
capitano generale della cavalleria siciliana, ecc.; un quinto Guglielmo
Raimondo, conte d’Adernò, acquistò la città di Paternò, fu maestro
giustiziere del regno, gran siniscalco, gran camerlengo, capitan
generale delle armi, presidente del regno di Sicilia, ecc.; un Giovan
Tommaso, conte di Adernò e di Caltanissetta fu maestro giustiziere del
regno, castellano del Real Palazzo di Palermo e del castello nuovo e
vecchio di Licata nel 1479, e governatore della città di Agosta, vicario
generale in Catania, ecc., vicerè in Sicilia; un Ambrogio, barone di
Ferla, fu strategoto di Messina nel 1485; un Ugo, cavaliere di Malta e
balio di S. Eufemia, fu vicerè in Sicilia e poi castellano di Tripoli
nel 1526; un Antonio, conte di Adernò, ecc. fu capitano generale delle
milizie del regno di Sicilia, capitan d’armi nella Val di Noto, acquistò
la terra di Motta San’Anastasia e con privilegio dato a 30 agosto 1519
esecutoriato a 30 gennaio 1521 ottenne conferma degli antichi privilegi
di sua famiglia; un Francesco, vicario generale in Siracusa, in Catania
e nella Valle di Demone e di Noto, deputato del Regno e strategoto di
Messina, ecc., con privilegio dato a 8 aprile 1565 esecutoriato a 3
giugno 1567, ottenne la concessione del titolo di principe di Paternò;
un Cesare, figlio del precedente, principe di Paternò, fu vicario
generale e capitan d’armi nella città di Siracusa e di Catania, fece
entrare la ducea di Bivona, ecc. in sua famiglia per il matrimonio di
lui contratto con Aloisia Luna e Vega; un Federico, barone di Tortorici,
fu senatore di Palermo nel 1596-97 e capitano di giustizia della stessa
città nel 1598-99; un Pietro, barone di Saponara, è annotato nella
mastra nobile del Mollica (lista XI, anno 1597); un Giacomo fu senatore
di Palermo nel 1623; un Antonio Moncada e Aragona, duca di Montalto, fu
cavaliere dell’ordine del Toson d’oro nel 1609, abbracciò poscia lo
stato ecclesiastico e fece parte della Compagnia di Gesù; un Cesare fu
deputato del Regno, e, con privilegio dato a 20 giugno esecutoriato a 11
settembre 1628, ottenne il titolo di principe di Calvaruso; un Giuseppe
Moncada-Pollicino e Castagna, con privilegio dato a 1 settembre
esecutoriato a 24 dicembre 1628, ottenne il titolo di principe di
Monforte, ed egli stesso con privilegio dato a 9 marzo esecutoriato a 20
maggio 1628 avea ottenuto concessione del titolo di conte di San Piero
di Monforte; un Luigi Guglielmo Moncada Aragona e La Cerda, principe di Paternò, duca di
Montalto, ecc., fu presidente del regno di Sicilia, dal 1635 al 1638,
vicerè di Sardegna nel 1647, e di Valenza nel 1657, cavaliere del Toson
d’oro, grande di Spagna tre volte, generale della cavalleria del Regno
di Napoli, maggiordomo maggiore di re Carlo II, e cardinale di S. R.
Chiesa, ecc. ecc.; un Ignazio (fratello del precedente), fu governatore
delle Fiandre; un Ferdinando Moncada e Gaetani fu generale delle galere
di Sicilia nel 1675, vicerè di Sardegna e di Navarra, conservatore
dell’ordine di San Giacomo e sposò Gaetana Branciforti e Moncada, che
portò in famiglia Moncasa la ducea di San Giovanni e la contea di
Cammarata; un Luigi, con privilegio dato a 24 dicembre 1690 esecutoriato
a 9 giugno 1691 ottenne il titolo di principe di Lardaria; un Pietro fu
capitano di giustizia in Catania nel 1688 e 1703; un Giacomo, principe
di Calvaruso nel 1692, fu colonnello di fanteria negli eserciti di
Spagna, cavaliere dell’ordine di San Gennaro nel 1738, maggiordomo della
regina di Spagna; un Pietro, notato nella mastra nobile di Catania del
16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri, tenne nel 1694-95 la carica di
patrizio di Catania e forse fu egli stesso quel Pietro, dottore in
leggi, figlio di Alessandro, che, con privilegio del 10 febbraro 1697,
ottenne il titolo di barone di Santa Maria della Stella; un Giuseppe
Moncada e Branciforte fu governatore della squadra delle galere di
Sicilia e, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in
Messina a 31 maggio 1713 ottenne il titolo di principe di Collareale; un
Francesco, principe di Larderia, fu maestro razionale del tribunale del
Real Patrimonio e vicario generale in Messina nel 1718; un Pietro
Moncada e Paternò, maestro notaro del senato di Catania nell’anno
1745-46, fu giurato di detta città negli anni 1746-47; un Guglielmo,
principe di Calvaruso nel 1745, fu gentiluomo di Camera, cavaliere
dell’ordine del S. Gennaro nel 1747; un Letterio, principe di Rosolini,
fu capitano di giustizia di Palermo nel 1746-47, deputato del regno nel
1745; un Pietro Moncada e La Rocca, principe di Montecateno, fu regio
secreto della città di Messina, vicario generale in Milazzo nel 1746 e
maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio; un Tommaso Moncada
e La Rocca dei principi di Calvaruso, fu arcivescovo di Messina nel 1743
e patriarca di Gerusalemme nel 1751; un Vincenzo, principe di Alcontres
per la moglie Flavia Ardoino, ottenne per tale titolo riconoscimento del
Grandato di Spagna a 26 luglio 1765, fu brigadiere nei reali eserciti,
cavaliere del San Gennaro e maresciallo di campo; un Raimondo fu
senatore di Messina nel 1753; un Francesco, principe di Sperlinga,
figlio di Pietro, principe di Montecateno fu ascritto alla mastra nobile
di Messina del 1798-1807; un Francesco Benedetto, un barone Pietro-Maria
Moncada e Marullo; un Giuseppe-Eugenio, un Francesco Maria, un Giovanni
e un Giacinto ottennero a 6 luglio 1767 di poter far uso del titolo di
regio cavaliere; un Emanuele Moncada ed Oneto, principe di Monforte, fu
tenente generale degli eserciti di Spagna, commendatore dell’ordine di
San Giacomo della Spada e cavaliere di San Gennaro nel 1768, ottenne a 6
luglio 1772 attestato di nobiltà dal Senato di Paler-mo e fu grande
di Spagna nell’anno 1780; un Francesco Moncada e Branci
forte, principe di Larderia, di Rosolini, ecc. fu deputato del Regno nel
1782, consigliere del Commercio nel 1792, ministro plenipotenziario alla
Corte Pontificia, gentiluomo di camera, cavaliere del San Gennaro; un
Giovan Luigi, principe di Paternò, fu capitano di giustizia in Palermo
negli anni 1777-78-79-80, cavaliere dell’ordine del San Gennaro e gran
croce del Costantiniano e riacquistò per sentenza del tribunale del
Concistoro del 25 giugno 1797, la contea di Adernò, Centorbi e
Biancavilla, della quale ottenne investitura a 20 ottobre 1797; un
monsignor Raimondo fu vescovo di Patti; un Giuseppe; un Carmelo, conte
di San Piero, figlio di Giovanni Antonio, principe di Monforte, sono
ascritti alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Francesco
Rodrigo Moncada-Aragona e Branciforte, principe di Paternò, conte di
Caltanissetta, ecc. gentiluomo di camera di re Ferdinando IV, ecc.,
ottenne la carica di capitano di giustizia di Palermo con real diploma
dato a 8 settembre esecutoriato a 9 ottobre 1811; un Francesco, barone
di Gelfamuto, a 2 agosto 1814 ottenne parere favorevole per la chiesta
concessione di un titolo nobiliare; un Pietro, conte di Caltanissetta,
principe di Paternò, ecc. fu senatore di Palermo negli anni
1827-28-29-30, sedette alla camera dei Pari nel 1848, sposò Giuseppa
nobile dei marchesi di Bajada, dalla quale ebbe Corrado, marito di
Stefania nobile Starrabba dei principe di Giardinelli, dama di palazzo
di Sua Maestà la regina Margherita, e padre di Pietro, cavaliere d’onore
e di devozione dell’ordine di Malta, riconosciuto, con decreto
ministeriale del 16 ottobre 1900, nei titoli di principe di Paternò,
duca di S. Giovanni, conte di Caltanissetta, conte d’Adernò, Centuripe e
Biancavilla, conte di Cammarata, barone della Motta di Santa Anastasia,
barone di Melilli, barone di Grottarossa, barone delle Foreste di Troina,
barone della Mendola, barone delle onze 164 annuali sopra i caricatori
del regno, barone del grano uno dei tarì del frumento, signore di
Nicolosi, signore di Belpasso, signore di Stella di Aragona, signore di
Fenice di Moncada, signore di Gulfo, signore di Campisotto, signore di
Centuripe e Biancavilla, signore di Malpertuso ossia Nuova Fenice,
signore di Graziano, signore di Gallidoro, signore di Deliella, signore
del Cugno. Il ramo dei principi di Monforte è oggi rappresentato da
Giovanni-Eugenio Moncada e Vizzini, di Guglielmo Raimondo, di Giovanni
Antonio, il quale ultimo, per il matrimonio contratto con Maria-Rosa
Galletti, fece avere al ramo Moncada di Monforte diritto ai titoli di
principe di Soria, marchese di Santa Marina, barone di Castania.
Arma: inquartato di nero al leone coronato d’oro e fusato in banda
d’argento e di azzurro, che è di Baviera e sul tutto partito, di
Moncada, che è di rosso, ad otto bisanti d’oro, due su due e di
Aragona, che è d’oro, a quattro pali di rosso.
Cimiero:
leone coronato d’oro, illeopardito, col capo rivoltato.
Motto:
ET SIMILI SEMPER.
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