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Maria
(di).
Possedette le baronie di Alburchia e Capuano, Alleri e Mustimacucco,
Bordonaro Sottano, Casalnovo, Cavaleri, Monaco Soprano, Terrati ecc.. Un
Sigismondo, con privilegio dato a 4 luglio 1508, ottenne il titolo di
regio cavaliere; un barone Carlo fu proconservatore in Cefalù negli anni
1732, 1734, 1758; un Antonino di Maria, da Mazzarino, ottenne con
privilegio del 26 aprile 1741 il titolo di barone del Pileri; un
Vincenzo fu acatapano nobile in Acireale nel 1745-46; un Francesco fu
giudice pretoriano di Palermo nel 1751-52, del tribunale del Concistoro
nel 1755-56-57; regio avvocato dei poveri del regno, ecc.; un Alessandro
fu giurato di Cefalù nel 1767-68; un Vincenzo fu capitano di Acireale
nel 1761-62; un Alessandro di Maria e Grassi fu acatapano nobile di
Acireale nel 1799-800; un Carlo di Maria e Gallo fu giurato di Cefalù
nell’anno 1801-2. Francesca Di Maria e Termine succedette alla madre nei
titoli di principe di Baucina, marchese di Montemaggiore, conte d’Isnello,
barone d’Apromonte, titoli che portò in casa Licata e dei quali ottenne
riconoscimento con decreto reale del 23 agosto 1868, e fu dama di
palazzo di S. M. la regina Margherita; un Tommaso di Maria, di Casimiro,
dei baroni di Alleri e Mustimacucco, ottenne con Regie Lettere Patenti
del 9 febbraio 1899 riconoscimento del titolo di marchese di Monterosato,
per successione a casa Natale.
Arma:
mareggiato d’argento e d’azzurro al capo del secondo, caricato da tre
stelle d’oro.
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Marini, Marino
o Marinis (de).
Si vuole che sia originaria di Genova e che sia passata in Sicilia sotto
Federico II. Godette nobiltà in Messina, Mazzara, Salemi, Palermo.
Possedette la ducea di Gualtieri, le baronie di S. Angelo Muxaro, Belice,
Birribaida, Burraiti, Buxalca, Calastuppa, Callisi e Villanova, S. Carlo,
Casalcarbone, Cicutanova, Favara, Galassi, Gangirotta, Gibellina,
Guastanella, Milici, Pantano, Pantanello e Pantanazzi, Protonotaro, Saponara,
Vallelunga, Zaffuti,
la gabella dell’olio, cotone e bambagia di Noto, i censi del regio demanio
di Messina, il diritto di grano uno sui porti e caricatori del regno, ecc.
Un Enrico ed un Ruggiero furono tra i prodi combattenti, che restarono
prigionieri nella battaglia navale combattuta, nel 1300 vicino Ponza; dalle
galere siciliane comandate da Corrado Doria contro quelle comandate da
Ruggiero di Lauria; un Niccolò de Marino, nel 1374, fu castellano del
castello di Matagriffone di Messina; un Filippo Marino, regio cavaliere,
capitano di giustizia di Catania nel 1400-1; un Ubertino fu giudice della
Magna Curia, ambasciatore al Re e arcivescovo di Palermo; un Lorenzo Marini
ed un Francesco di Marino e Starnelli (forse per Tornelli) sono
annotati nella mastra nobile del Mollica; un Giovan Agostino, barone di
Zaffuti, fu senatore di Palermo nel 1591-92; un Giacomo fu giudice del
tribunale della Gran Corte nel 1609; un Pietro di Michelangelo, da Termini,
con privilegio del 21 gennaio 1621 ottenne per sé e suoi il titolo di Don;
un Francesco fu senatore di Messina nel 1624-25; un Domenico Marino e
Tornellis, con privilegio dato a 30 marzo esecutoriato a 3 giugno 1625,
ottenne la concessione del titolo di duca di Gualtieri; un Girolamo Marini,
con privilegio del 18 dicembr
e 1654,
ottenne il titolo di barone di Fegotto; un Costantino fu senatore di Messina
negli anni 1656-57, 1663-64, 1666-67; un Francesco è notato nella mastra
nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri; un Giovanni
Marino ed Amato, barone della Merca, fu governatore del Monte di Pietà di
Palermo negli anni 1700-1-2; un Giuseppe Marini fu capitano di giustizia di
Salemi nel 1706-7; un Francesco Marino, barone delli Pantani, tenne la
stessa carica nel 1714-15; un Domenico-Giuseppe fu proconservatore in
Messina nel 1722; un Vito fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel
1740-41; un Calogero fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1757-58,
giudice della corte pretoriana della stessa città nel 1758-59, e giudice del
tribunale del Concistoro nel 1771-72-73; un Benedetto Marini nel 1759 faceva
parte della nobiltà di Marsala; un Antonino, di Domenico, un Andrea, un
Costantino ed un Pietro, figli di Placido, un Domenico, figlio di Pietro, un
Francesco, un Pietro ed un Vincenzo dottore in leggi, figli di Domenico, ed
un Paolo, dottore in leggi, barone del Regio Demanio di Messina, figlio del
barone Michele sono annotati nella mastra nobile di Messina del 1798-1807;
un Pietro Marino e Di Giovanni fu console nobile dell’arte della seta in
Messina nel 1798-99; un Vincenzo fu procuratore fiscale del tribunale della
Gran Corte del Regno nel 1802; un Mario fu capitano di Salemi nel 1802-3; un
Giovan Battista, dottore in leggi, fu capitano di giustizia di Vizzini nel
1809-10; un Mario Marini fu senatore nobile di Mazzara nell’anno 1812-13; un
barone Pietro fu console nobile della seta in Messina nell’anno 1812-13.
Arma:
d’azzurro, a tre fasce ondate d’argento ed un leone coronato d’oro
soprastante sul tutto.
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