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Lumia
o
Lomia (La).
Di questa famiglia, che possedette la baronia di Campobianco o Madonna
Giovanna, notiamo un Tommaso, che fu giudice pretoriano di Palermo negli
anni 1612-13, 1620-21, 1629-30, 1632-33; un Giuseppe, che tenne la
stessa carica negli anni 1621-22, 1626-27, 1634-35, 1645-46 e fu giudice
della Gran Corte del Regno negli anni 1647-48-49; un Carlo, che fu
giudice della Gran Corte dal 1665 al 1669 e, con privilegio dato a 4
novembre esecutoriato a 27 dicembre 1672, venne nominato maestro
razionale giursperito del tribunale del Real Patrimonio; un Ludovico,
che fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1693-94 e 1700-1701; un
Francesco, che fu senatore di detta città nel 1698-99; un Tommaso La
Lumia e Caracciolo, che a 14 settembre 1774 ottenne il titolo di barone
di Bellapietra e Salinella ed un Marco, che con privilegio del 23 maggio
1790 ottenne il titolo di barone di Carbucia e Torrazza.
Un Domenico La Lumia, per la madre Giulia Di Giovanni, succedette nel
titolo di barone di Grazia di Vallebella; titolo che fu autorizzato ad
assumere con Lettere Patenti di Regio assenso del 19 febbraio 1899. Egli
stesso, a 2 giugno del detto anno, venne ricevuto nell’ordine di Malta
in qualità di cavaliere d’onore e di devozione.
Arma: di verde, a
cinque frutti lomie al naturale 2. 2. 1.
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Luna.
Nobilissima famiglia spagnuola, che vanta discendere da un re d’Aragona.
Si vuole che sia stata portata in Sicilia da un Ximenio o Sigismondo di
Luna ai tempi di re Pietro e noi troviamo, sotto detto re, un Roderico
de Luna castellano di Castrogiovanni. Una Maria di Luna fu moglie di
altro Pietro re d’’Aragona e madre di re Giovanni e di Martino il
Vecchio re di Sicilia; Artale di Luna e Ruis de Azagra, figlio di
Ferdinando Lopez de Luna, signore di Villa Felice, fu marito di
Margherita Peralta Chiaramonte, che gli recò in dote la contea di
Caltabellotta, il feudo di Giuliana, il castello di Misilcassimo, il
castello di Bivona, ecc. Un Antonio, investito a 9 novembre 1453 di San
Bartolomeo e a 20 novembre e a 3 dicembre dello stesso anno della contea
di Caltabellotta e del castello di Bivona, fu capitan d’armi di Palermo,
camerlengo del regno di Sicilia, e autore del primo celebre caso di
Sciacca; un Carlo, conte di Caltabellotta, fu castellano di Sciacca
nel 1479; un Sigismondo, per la moglie Beatrice Rosso, possedette
Caltavuturo ed altri feudi dei quali ottenne investitura a 1 febbraio
1477; un Pietro fu capitano di Marsala nel 1501; un Giovanni, conte di
Caltabellotta, fu strategoto di Messina nel 1513-14 e presidente del
regno di Sicilia nel 1516; un Pietro, conte di Caltabellotta, strategoto
di Messina nel 1549, con privilegio dato a 22 maggio esecutoriato a 15
giugno 1554, ottenne la concessione del titolo di duca di Bivona e fu
vicario generale del Regno di Sicilia nell’anno 1573. Non sappiamo se
siano appartenuti a questa stessa famiglia quel Giacomo, che tenne la
carica di prefetto in Marsala nel 1706-7 e quell’altro Giacomo, che
tenne in detta città la carica di giurato nel 1745-46.
Arma: troncato: nel 1° d’argento, alla mezza luna rovesciata, scaccata
d’argento e di nero di due fila; nel 2° scaccato del primo e del secondo
di quattro fila.
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Luppino.
Antica
e nobile famiglia di Monte San Giuliano, della quale, tra gli altri,
notiamo un Giovan Vito, proconservatore in detta città nel 1593; un
Giuseppe, capitano di giustizia nel 1794-95; un Giovanni, che tenne la
stessa carica nel 1806-7 ed un Pietro, che la tenne nel 1812-13. Oggi
sono stati iscritti nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie
nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di nobile, i
signori Giuseppe; Gabriele; Maria-Custode e Serafina.
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Luvarà
o
Luverà.
Il
Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo
XVIII.
Un
Giuseppe vestì la toga senatoria in detta città nel 1741-42. La Real
Commissione dei titoli di nobiltà, con sua deliberazione del 2 settembre
1843, riconobbe la nobiltà della famiglia Luvarà.
Arma:
troncato, con la fascia in divisa d’argento; nel 1° d’azzurro, alla rupe al
naturale, posta al fianco destro sopra una pianura dello stesso, sormontata
nel capo da una stella d’argento, e sinistrata da un uccello del suo colore,
posato sulla pianura, guardante la stella; nel 2° di rosso, a tre bande
d’argento.
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