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Loredano.
La si vuole originaria di Venezia, godette nobiltà in Messina nei secoli
XVI, XVII e XVIII, e nella mastra nobile del Mollica troviamo notato un
Giovan Tommaso. Un Pietro, nobile messinese, originario veneto, fu
giudice delle appellazioni in Messina nell’anno 1667-68, giudice del
tribunale del Concistoro negli anni 1679 e 1684, della Gran Corte del
Regno negli anni 1681, 1687, avvocato fiscale del tribunale del Real
Patrimonio nel 1692; un Giacomo, fu giurato (eletto) di Messina nel
1695-96; un Tommaso (o Giovan-Tommaso) fu giudice della corte pretoriana
di Palermo nell’anno 1705-6, del tribunale del Concistoro nel 1710, del
tribunale della Gran Corte nel 1717, avvocato fiscale dello stesso
tribunale nel 1725, presidente del tribunale del Real Patrimonio e di
quello della Gran Corte nel 1736.
Arma: troncato: d’oro e d’azzurro, a sei rose ordinate 3 e 3 dell’uno
all’altro, bottonate del campo.
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Lorefice
o
Laurefice.
– Antica e nobile famiglia di Modica, che vanta di essere stata
ascritta ad uno dei sedili di Napoli. Possedette le baronie di Condrò,
Corulla, Passanitello, Piano del Pozzo o Poggio Diamante e Acqua del
Golfo ed il diritto di mezzograno sopra l’ufficio di portulanotto della
città di Sciacca. Un Girolamo, in premio dei suoi servizi e di quelli
del suo genitore Sigismondo e dello zio Berengario cavaliere di
giustizia dell’ordine di Malta, ottenne la mutazione delle proprie armi
gentilizie. Un Pietro, con privilegio del 16 gennaio 1640, ottenne il
titolo di barone di Piana del Pozzo o Poggio Diamante e Acqua del Golfo,
titolo che, all’abolizione della feudalità, vediamo in potere di
Romualdo-Maria Lorefice e Platamone, che con real dispaccio dato a 11
gennaio 1809 ottenne di essere ammesso ai reali baciamano. Detto
Romualdo a 17 ottobre 1814, avendo chiesto la concessione di un titolo
di duca o di marchese sopra il fondo dello Scaro già Cento Bucari,
ottenne, per le sue benemerenze, parere favorevole del Protonotaro del
Regno e con privilegio del 28 maggio 1815 ottenne la concessione del
titolo di marchese.
Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro, ed il leone dello stesso che impugna
con le zampe un ramo d’alloro.
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Lorenzo (di).
Godette nobiltà in Messina, in Siracusa ed in Noto. Possedette i marchesati
di Casale e del Castelluccio, le baronie di S. Marco lo Celso, dei Vignali
di Belludia, di S. Lorenzo, di Renda, di Ciurca e Canali, di Castelluzzo e
Graneri, la gabella di pelo, ecc. Un fra Francesco lo vediamo annotato nella
mastra nobile del Mollica; un Giovanni fu giurato di Noto nel 1694-95; un
Giuseppe Di Lorenzo e Rao, barone di S. Marco, fu capitano di giustizia di
detta città nel 1695-96; un Giuseppe fu giudice delle appellazioni di
Palermo nel 1734-35, della corte pretoriana nel 1735-36, del tribunale del
Concistoro nell’anno 1767-68-69. Oggi vediamo annotati nell’elenco ufficiale
definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana Nicolò
Di Lorenzo, di Ottavio con il titolo di marchese del Casale; Corrado Di
Lorenzo (di Nicola, di Corrado) con i titoli di marchese di Castelluccio,
barone di Renda, barone di Ciurca e Canali, barone di Vignali di Belludia,
barone di S. Marco lo Celso, barone di San Lorenzo; col titolo di nobile dei
marchesi di Castelluccio Antonio (di Nicola, di Corrado) coi figli Nicola,
Corrado, Amalia e col figlio di Nicola, Nicolò; Nicolò (di Giuseppe, di
Nicolò) coi figli Matteo, Paolo, Giuseppe e col fratello Eduardo, e Nicolò
(di Silvestro, di Corrado).
Arma: di rosso, alla capitozza nudrita sulla pianura erbosa al naturale,
sor-montata da una stella d’oro, e trapassata nel tronco da una spada
d’argento, guarnita d’oro, all’ingiù ed in sbarra.
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Lucchese-Palli.
Vanta
a capostipite un Adinolfo, figlio di una sorella di Desiderio re dei
Longobardi e signore di un castello detto dei Tre Palli. I
discendenti di costui governarono la
repubblica di Lucca e si vuole che un Andrea Palli sia stato il primo a
portare la famiglia in Sicilia, dove, in memoria della patria di detto
Andrea, si chiamò Lucchese. Godette nobiltà in Palermo, Messina, Naro, Noto,
ecc.; possedette il principato di Campofranco, le ducee di Alagona, di
Camastra, della Grazia, di Castelmonte, e il titolo di duca Lucchese, i
marchesati di Casalgerardo, di Delia e di Mezzoiuso; la contea di
Calatarosato; i feudi di Bertolino o Mezzo Catuso, Bibino Magno,
Burgio Mancino, Castelluzzo, Castelnormanno, Dammisa, Donna Maria, S.
Fratello, Gebbiarossa e Grasta, Giardinello e Perrana, Moriella, Palazzolo,
Pantano, Suttafari, Valle dell’Olmo, ecc. ecc. Un Giuliano fu vice portulano
di Sciacca nel 1400; un Bernardo, barone di Camastra e di Dammisa, fu
capitano di giustizia in Naro negli anni 1501-2, 1505, 1513 e secreto di
detta città nel 1512; un Giacomo, barone di Camastra, fu senatore di Palermo
negli anni 1612-13, 1618-19-20, 1623-24, ottenne con privilegio dato a 7
aprile esecutoriato a 3 luglio 1625 il titolo di duca di Camastra, fu
governatore della nobile Compagnia dei Bianchi in Palermo nel 1625-26 e
capitano di giustizia della stessa città in detto anno; un Fabrizio, con
privilegio dato a 13 giugno esecutoriato a 31 luglio 1625, ottenne il titolo
di principe di Campofranco; un Giuseppe fu giurato di Naro nel 1643-44; un
Antonino, principe di Campofranco, fu governatore della nobile Compagnia dei
Bianchi di Palermo nel 1647-48; un Niccolò-Antonio, marchese di Delia, fu
ministro della nobile Compagnia della Carità di Palermo nel 1690, 1698; un
Giovanni, principe di Campofranco, fu capitano di giustizia di Palermo nel
1691 e pretore della stessa città nel 1692; un Saverio fu giurato di Licata
nel 1701-2; un Antonino, primo duca della Grazia, fu capitano di giustizia
di Palermo nel 1703-4 e retore di detta città negli anni 1706-7 e 1709-10,
deputato del regno, vicario generale del Val di Mazzara nel 1710, maestro
portulano, gentiluomo di camera di re Carlo II e di re Vittorio Amedeo II di
Savoia; un Andrea Lucchese ed Averna, buon letterato, fu vescovo di Girgenti
e fondatore della biblioteca Lucchesiana in detta città; un altro Antonino,
principe di Campofranco e duca della Grazia, fu capitano di giustizia di
Palermo nel 1738-39, cavaliere del real ordine del S. Gennaro nel 1766,
maresciallo di campo nel 1775, maggiordomo della regina delle Due Sicilie
nel 1786, tenente generale dei reali eseciti di Sicilia nel 1790; un
Emanuele, principe di Campofranco, ecc. fu gentiluomo di camera di re
Ferdinando IV di Borbone e consigliere del supremo magistrato del commercio;
un Bernardo fu capitano di giustizia di Naro nel 1742-43; un Ferdinando, dei
principi di Campofranco, fu cavaliere dell’ordine di Malta, tenente
colonnello di cavalleria, gentiluomo di camera di Ferdinando IV, ministro
plenipotenziario alle corti di Danimarca e di Londra; un Gabriele tenne la
carica di patrizio in Naro nel 1798-99; un Ignazio, duca Lucchesi, conte di
Calatarosata, ecc. fu gentiluomo di camera con esercizio del re Ferdinando
IV, capitano di giustizia di Palermo negli anni 1782-83-84 e pretore della
stessa città nel 1807-8; Antonino Lucchese e Filingeri principe di
Campofranco, ecc. fu senatore di Palermo, gentiluomo di camera, luogotenente
generale in Sicilia, ecc. ecc. Oggi l’unico ramo superstite della famiglia
Lucchese è quello dei principi di Campofranco, rappresentato da Mario
Adinolfo Lucchese Palli, (figlio di Ettore cavaliere del S. Gennaro, ecc. e
di S. A. R. la principessa Carolina-Ferdinanda Luisa di Borbone)
riconosciuto, con decreto ministeriale del 27 giugno 1892, nei titoli di
principe di Campofranco e duca della Grazia e, con decreto ministeriale del
16 ottobre 1895, nell’altro di conte Lucchesi.
Arma: di rosso a tre
palle d’oro. Lo scudo accollato all’aquila bicipite di nero, membrata e
imbeccata d’oro, linguata di rosso.
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