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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Giuffrida a Gonzaga
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Giuffrida.
Questa famiglia, secondo il Galluppi, godette nobiltà in Messina mel
secolo XIV e possedette i feudi di Giardinelli, Magasoli e Partanna. Noi
notiamo un Filippo che possedette il feudo di Plachi e un Paolino
Giuffrida e Cipolla, da Mussomeli, che, nell’agosto del 1756, ottenne il
titolo di barone della Selva di S. Angelo.
Arma: ?
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Giuffrino, Gioffrino
o
Giorfino.
La si vuole originaria di Genova portata in Palermo da un Angelo, che,
acquistò il feudo di Marcatobianco. Un altro Angelo acquistò i feudi di
Serradifalco, Salacio e Grotta dell’acqua; un Vincenzo fu
proconservatore in Mussomeli 1662.Arma: ?
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Giuliana, Giuliano
o
Juliana.
Il Galluppi la vuole originaria di Roma e dice che godette nobiltà in
Messina nei secoli XIV e XV. Possedette le baronie di Pollicarini, di S.
Lorenzo o Montesano, ecc.. Un Mariano fu maestro razionale giurisperito
del tribunale del Real Patrimonio 1585.
Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, caricata dal leone di rosso, e da due
rose dello stesso all’estremità.
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Giunta
o
Junta.
La si vuole originaria di Firenze. Possedette le baronie di Aliano e di
Torrevecchia o S. Silvestro. Nella mastra nobile del Mollica vediamo
annotato un Agostino, che fu giudice della Corte straticoziale di
Messina nel 1617-18 e del tribunale del Concistoro 1622. Un Pietro fu
capitano di giustizia di Troina nel 1742-43, carica tenuta da un Mariano
nel 1766-67 e da un Antonio nel 1802-3.
Arma: trinciato: nel 1° di rosso, al giglio d’argento; nel 2° d’azzurro,
alla testa di cavallo rivolta d’oro, movente dal lato destro della
punta, con la banda d’oro, attraversante sul trinciato.
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Giurato
o
Jurato.
Il Minutolo la vuole originaria dall’Andalusia, nobile in Modica e ci
parla di un Mariola, barone di Monte di Sacra ed altri feudi per
concessione di Manfredi Chiaramonte conte di Modica, 1375. Godette
nobiltà in Messina nel secolo XVII, in Palermo, in Catania ed in Vizzini,
passò all’ordine di Malta nel 1571 in persona di Blasco Giurato;
possedette il feudo di S. Filippo e metà dei feudi di Caddeddi,
Ricalcaccia e Bufalefì, Castelluzzo ecc. Un Pietro fu senatore di
Palermo negli anni 1627-28-29, 1633-34; un Gaspare tenne la stessa
carica negli anni 1627-28-29, 1631-32, 1634-35, 1637-38-39, 1641-42; un
Giuseppe fu senatore di Catania nel 1661-62; un Antonino fu giudice
pretoriano di Palermo nel 1666-67 e 1669-70, giudice del tribunale del
Concistoro 1672, reggente del Supremo Consiglio d’Italia 1683; un
Girolamo nel 1731 è tra i concorrenti agli uffici nobili di Vizzini; un
Giuseppe fu giudice pretoriano di Palermo nel 1740-41, giudice del
tribunale del Concistoro nel 1748-49 e della Gran Corte Criminale nel
1751-52.
Arma: di rosso, alla banda d’oro, caricata da tre rose del campo.
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Giurba.
La si
vuole originaria di Rametta, godette nobiltà in Messina. Un Mario, illustre
giureconsulto, fu giudice delle appellazioni in Messina negli anni
1600-1601, 1603-4, e della Corte straticoziale nel 1604-5, trovasi annotato
nella mastra nobile del Mollica, (lista II, anno 1588) e fu autore
dell’opera intitolata “De Feudis”; un Giuseppe fu giudice della Gran Corte
del Regno, sede criminale, 1668.
Arma:
d’azzurro, alla crocetta patente d’oro, posta nel capo e un giglio dello
stesso nella punta.
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Giusino.
Si
vuole che sia originaria di Genova, passata in Palermo nella prima metà del
secolo XVII. Possedette la ducea di Belsito, il marchesato di Magnisi, la
baronia di Casalgiordano e l’ufficio di luogotenente di Protonotaro in
feudo. Fu illustrata da quel Sebastiano, che fu giudice della Corte
pretoriana di Palermo negli anni 1670-71, 1673-74, 1676-77, giudice della
Gran Corte nel 1677-78-79, giudice del Tribunale del Concistoro 1680,
nuovamente giudice della Gran Corte 1685, avvocato fiscale del detto
tribunale 1691 e nello stesso anno maestro razionale giurisperito del
tribunale del Real Patrimonio, presidente del tribunale del Concistoto e di
quello della Gran Corte 1693, ecc., e che, con privilegio dato a 26 maggio
esecutoriato a 1 luglio 1701, ottenne il titolo di duca di Belsito. Un
Giuseppe fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1712-13, giudice della
Corte pretoriana della stessa città nel 1713-14, del tribunale del
Concistoro 1719; un Antonino fu senatore di Palermo negli anni 1728-29,
1735-36 e detta carica tenne un altro Sebastiano nel 1741-42; un Bernardo
Giusino e Vernengo, duca di Belsito, fu governatore del Monte di Pietà di
Palermo e della nobile Compagnia dei Bianchi della stessa città; Benedetto,
fratello del precedente, investito a 12 settembre 1799 del titolo di duca di
Belsito, vestì l’abito di Malta e detto abito vestì nel 1871 il nobile
Napoleone Giusino; un Francesco Giusino e Lo Faso dei marchese di Magnisi a
28 gennaro 1820 ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo. Oggi i
titoli di duca di Belsito, marchese di Magnisi e barone di Casalgiordano
furono riconosciuti con RR. LL. PP. del 14 giugno 1900 e del 15 maggio 1898
in persona di Maria Antonia Giusino, moglie del generale Fortunato Parodi,
il quale, con decreti ministeriali del 20 giugno 1900 e nel 20 maggio 1898,
venne autorizzato ad assumerli maritali nomine.
Arma:
d’azzurro, all’albero nodrito sulla pianura erbosa al naturale, sinistrato e
sostenuto da un leoncino coronato d’oro, addestrato nell’angolo del capo da
una cometa pure d’oro, posta in palo.
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Giustiani
o
Giustiniano.
Si
vuole originaria di Genova dello stipite dei principi di Bassano, ecc.,
passati in Messina, dove godettero nobiltà dal secolo XVI al XVIII, ed in
Roma. Noi la troviamo pure in Palermo ed in Siracusa, nelle quali città
forse passarono da Messina. Nella mastra nobile del Mollica vediamo annotato
un Giovanni Agostino Giustiniano; un Domenico lo troviamo giurato di
Siracusa negli anni 1656-57, 1662-63 e 1666-67, e furono giurati nella
stessa città nel 1682-83 un Giovambattista e nel 1712-13 un altro Domenico,
che fu pure proconser
2831
vatore in detta città nel 1722. Un Pietro vestì la
toga senatoria in Palermo nel 1703-4.
Arma:
di rosso, al mastio d’argento esagono, merlato alla guelfa, torricellato di
tre pezzi merlati alla guelfa, quello di mezzo più alto e più tozzo; col
capo d’oro, all’aquila nascente spiegata di nero, imbeccata e coronata
d’oro.
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Gippari
o
Grippari
(vedi).
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Glorizio.
Secondo il Galluppi questa famiglia è originaria di Tropea, e godette
nobiltà in Messina nel secolo XVII.
Arma: ?
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Godano.
Di
questa famiglia è degno di menzione un Virginio, segretario del vicerè di
Sicilia, segretario del Regno e coadiutore del Protonotaro 1584.
Arma:
?
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Gomes
o
Gomez.
Questa famiglia godette nobiltà in Palermo e in Trapani e possedette la
terra Alcara già Friddi grandi e Faverchi, i feudi di Cicera, Cacchimo e
Vescara. Un Rodrigo Gomez de Silvera fu pretore di Palermo negli anni
1584-85; un Ignazio fu proconservatore di Trapani nell’anno 1694.
Arma:
d’argento, a tre fasce d’azzurro.
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Gongora.
Questa famiglia si vuole originaria dalla Spagna e godette nobiltà in
Messina, secondo il Galluppi, nei secoli XVII e XVIII. Notiamo un
Girolamo, che fu governatore nobile della Tavola pecuniaria negli anni
1740-41.
Arma: d’azzurro, a cinque leoncini d’oro, coronati dello stesso,
ordinati a decusse.
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Gonzaga.
Il Galluppi vuole che un ramo della famiglia Gonzaga che possedette il
ducato di Mantova abbia goduto nobiltà in Messina nel secolo XVII. Un
Ferdinando, principe di Molfetta, vicerè di Sicilia, ottenne a 27 marzo
1548 la nazionalità siciliana.
Arma: d’argento alla croce patente di rosso, cantonata da quattro
aquilotti spiegati di nero, imbeccati e membrati di rosso, i due a
destra con la testa rivolta; e sopra il tutto inquartato: il 1° e 4° di
rosso al leone d’oro, il 2° e 3° d’oro a tre fasce di nero.
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