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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Gerobino a Gianguercio
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Gerobino
vedi Gerbino.
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Geronimo (di)
vedi Girolamo (di).
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Gervasi.
Nobile famiglia di Monte S. Giuliano, che possedette il feudo di Cellaro
e la salina denominata della SS. Trinità o della Badia nel litorale di
Trapani. Un Vito tenne la carica di patrizio di Monte San Giuliano 1731;
un Giuseppe-Antonio tenne quella di giurato della stessa città nel
1745-46; un Niccolò fu giudice della corte pretoriana di Palermo negli
anni 1741-42 e 1750-51 e giudice del tribunale del Concistoro negli anni
1751-52-53.
Arma: d’azzurro, alla cerva ramosa d’oro, in atto d’avvicinarsi ad un
fonte d’argento.
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Giacomazzi.
Un Vincenzo comprò alquante tande dalla regia corte con diritto ad
alcuni titoli di barone e, con privilegio del 28 dicembre 1638, ottenne
il titolo di barone di S. Vincenzo. Un altro Vincenzo lo troviamo nel
1715 proconservatore nella terra di Burgio.
Arma: ?
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Giacomo (di).
Antica e nobile famiglia messinese, della quale tra gli altri troviamo
un Albizo con la carica di giurato in detta città di Messina nel 1319,
carica occupata da molti membri di questa famiglia. Un Francesco
ottenne, con privilegio del 30 novembre 1769, il titolo di barone di
Giovan Paolo.
Arma: d’azzurro, a tre torcie d’argento, accese di rosso, impugnate e
legate dello stesso.
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Giaconia.
Di
questa famiglia, che possedette il feudo di Ricalcaccia, tra gli altri,
notiamo un Andrea capitano di Cefalù 1400; un Paolo, dottore in leggi,
giudice della Corte Criminale di Mistretta nel 1774-75 e di quella civile
nel 1776-77, ed un Giovanni, investito a 30 giugno 1803 del titolo di barone
di Migaido.
Arma:
d’azzurro, al leone d’oro, impugnante una lancia d’argento fustata di nero,
cimata da un elmo all’antica d’argento.
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Giallongo, Gianlongo
o
Janlongo.
Di
questa famiglia sono degni di menzione un Antonio vice secreto di Patti
sotto i Martini; un Giacomo, giurato di Taormina nell’anno 1488; un Ignazio,
barone di Fiumetorto e Ricalxacca, senatore di Palermo nel 1754-55, e
Bernardo Giallongo e San Martino ultimo investito di detta baronia a 13
gennaio 1760.
Arma:
troncato: nel 1° d’oro, all’aquila spiegata e coronata di nero; nel 2° di
rosso, al castello d’argento, a tre torri merale di tre pezzi alla
ghibellina, aperto e finestrato del campo.
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Giambertone.
Nobile famiglia di Girgenti. Un Ignazio, barone del Mezzograno o del
Portulanotto, a 11 novembre 1789 ottenne esecutoria della concessione del
titolo di marchese. Sposò Giovanna la Rizza, dalla quale ebbe Giuseppe, che
ebbe in moglie Flavia Filangeri dei duchi del Pino. Da tale matrimonio ne
venne Ignazio, che fu investito a 26 settembre 1802 dei titoli di marchese e
di barone di Portulanotto e che, da Francesca Palermo, ebbe Giuseppe,
inscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane
con i titoli di marchese e di barone di Portulanotto.
Arma:
d’azzurro, al monte d’oro, accompagnato in capo da tre colombe volanti di
argento.
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Giambruno.
Questa famiglia possedette i feudi di Garbonoara, i Sollazzi di Troina e
i Supplementi delle città di Trapani, Mazzara e Sciacca. Un Salvatore fu
giudice pretoriano di Palermo nel 1774-75.
Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro, accompagnata da due stelle dello
stesso una nell’angolo destro del capo e l’altra nell’angolo sinistro
della punta.
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Giampiccolo.
Un Mario acquistò nel 1728 una tenuta grande di terre del feudo di S.
Giuseppe o Carnisala, della quale a 4 marzo 1754 vediamo investito
Emanuele, suo nipote ed a 19 agosto 1786 Antonino, figlio del
precedente. Un Giorgio fu proconservatore interino in Ragusa 1765.
Arma: ?
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Giancardo.
Questa famiglia godette nobiltà in Palermo, nella quale città un Orazio
vestì la toga senatoria nell’anno 1613-14.
Arma:
?
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Giandaidone.
Questa famiglia possedette in feudo la salina di Marsala, concessa ad un
Berardo con privilegio del 17 aprile 1507.
Arma:
?
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Giangolino.
Il Galluppi dice che sia originaria di Fano e che abbia goduto nobiltà
in Messina nel secolo XVII.
Arma: losangato d’argento e d’azzurro.
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Gianguercio.
Questa famiglia possedette i feudi di Cavarretto, di San Biagio,
Gialdoneri e Mandrili. Un Vincenzo fu giudice pretoriano di Palermo nel
1625-26, del tribunale della Gran Corte del Regno dal 1629 al 1635; un
Cesare fu senatore di Palermo nel 1631-32.
Arma: d’azzurro, a tre stelle d’argento, male ordinate.
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