 |
Gallego.
La si
vuole originaria dall’Aragona. Godette nobiltà in Messina nel secolo XVI e
in Palermo; possedette il principato di Militello, il marchesato di S.
Agata, il feudo di Garbonoara, ecc. Un Girolamo Gallego e Russo, barone di
Militello, fu senatore di Palermo negli anni 1594-95, 1595-96; un Vincenzo,
con privilegio dato a 25 maggio 1628 esecutoriato a 26 aprile 1630, ottenne
il titolo di marchese di S. Agata; un Luigi, con privilegio dato a 11
novembre 1658 esecutoriato a 5 aprile 1663, ebbe il titolo di principe di
Militello; un Girolamo, marchese di S. Agata, fu consigliere della nobile
compagnia della Carità in Palermo nel 1659; un Gaetano, principe di Miltello,
fu governatore della Compagnia dei Bianchi nel 1717-18; un Lorenzo Gallego e
Ventimiglia fu senatore di Palermo negli anni 1721-22-23, 1730-31,
1735-36-37, 1738-39, 1741-42, 1747-48; un Francesco Paolo Gallego e Monroy,
principe di Militello, ecc., fu cavaliere di Malta e il figlio suo Giuseppe
Gaetano Gallego e Naselli fu l’ultimo investito in sua famiglia dei titoli
di principe di Militello, marchese di S. Agata, a 19 agosto 1777.
Arma:
inquartato in croce di S. Andrea; nel 1° d’oro, all’aquila spiegata e
coronata di nero; nel 2° d’argento, alla croce di verde dell’ordine d’Alcantara;
nel 3° di rosso, a cinque conchiglie d’argento, ordinate in croce di S.
Andrea; nel 4° di rosso, all’albero di quercia sradicato al naturale,
fogliato d’oro, attraversato nel tronco da un cignale di nero, inseguito e
afferrato nella coscia da un cane d’argento.
indice |
   |
Galletti.
Nobile famiglia originaria di Pisa, passata in Palermo verso il 1500.
Godette nobiltà in Messina e in Palermo; possedette i principati di
Fiumesalato, di Sori già Roccapalumba, i marchesati di S. Cataldo e di
S. Marina, la contea di Gagliano, le baronie di Castania, di Rincione,
di Rosignolo, della terza parte della Scannatura, dell’ufficio di
Portulanotto di Licata, di Verbumcaudo, ecc. Un Alessandro fu senatore
di Palermo negli anni 1502-3, 1505-6, 1510-11 e tesoriere del regno; un
Niccolò fu senatore di Palermo negli anni 1521-22, 1533-34, 1537-38,
1551-52-53; un Carlo tenne la stessa carica nel 1536-37; un Lancellotto,
primo barone di Fiumesalato, fu capitano di giustizia di Palermo nel
1571-72 e governatore della nobile compagnia dei Bianchi della stessa
città nel 1573-74; un Lorenzo, conte di Gagliano, fu governatore di
detta compagnia nel 1577-78, 1581-82; un altro Lancellotto fu senatore
di Palermo negli anni 1594-95, 1598-99, 1601-2; un Vincenzo, barone di
Fiumesalato, con privilegio dato a 6 ottobre 1627 esecutoriato a 9
novembre 1630, ottenne il titolo di marchese di S. Cataldo; un Gaspare
fu senatore di Palermo nell’anno 1643-44 e detta carica tennero un Carlo
negli anni 1666-67, 1675-76, 1678-79 ed un Alessandro nel 1668; un
Vincenzo, marchese di S. Cataldo, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo
della Spada, con privilegio dato in Madrid il 21 marzo esecutoriato in
Messina il 17 giugno 1672, ottenne il titolo di principe di Fiumesalato
e fu capitano di giustizia di Palermo nel 1677-78; un Giovan Pietro,
primo marchese di S. Marina, fu governatore del Monte di Pietà di
Palermo nel 1704, 1710, 1711; un Giuseppe, principe di Fiumesalato, fu
governatore della nobile compagnia della Carità nel 1703, cavaliere
dell’ordine di Alcantara, gentiluomo di camera, capitano di giustizia di
Palermo nel 1715-16 e pretore della stessa città negli anni 1724-25,
1739-40; un Antonio fu senatore di Palermo negli anni 1714-15, 1720-21,
1724-25; un Alessandro tenne la stessa carica nel 1739-40; un
Giovanni-Alessandro, principe di Soria, fu capitano di giustizia di
Palermo nell’anno 1743-44, e morì in carica; un Pietro fu parroco di San
Antonio di Palermo e poi vescovo di Patti e di Catania; un Niccolò,
marchese di S. Cataldo, fu senatore di Palermo nell’anno 1784-85; un
Emanuele, un Letterio e un cavalier Placido, barone di S. Rosalia, figli
di Sebastiano, furono annotati nella mastra nobile di Messina del
1798-1807; un Giovan Pietro, principe di Soria e marchese di S. Marina,
a 14 dicembre 1796 ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo;
un Niccolò Galletti e Platamone, principe di Fiumesalato, ecc. fu
commendatore dell’ordine della legion d’onore e senatore del Regno
d’Italia, ecc.
Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata in capo da un’aquila,
rivoltata; in punta da una quercia, nodrita nella pianura erbosa,
addestrata da un galletto, ardito e rivoltato al naturale, sinistrato da
una corona d’oro.
indice |
  |
Gallo.
La si
vuole originaria da Nicosia di Cipro. Godette nobiltà in Messina dal secolo
XIV al XVIII ed in Mistretta. Possedette i feudi di Canetici e Medura o
Fiumegrande, la salina del Porto in Trapani, l’ufficio di maestro notaro
della corte capitaniale di Mistretta, ecc. Un messer Giacomo fu annotato
alla mastra nobile del Mollica; un Epifanio, dottore in leggi, fu giudice
capitaniale di Mistretta nel 1643-44; un Matteo, con privilegio del 28
settembre 1725, ottenne il titolo di barone di Bellacera; un Giovanni,
barone dell’ufficio di maestro notaro della corte capitaniale di Mistretta,
fu capitano di giustizia di detta città nel 1757-58 e tale carica vediamo
occupata da un Epifanio nel 1774-75.
Arma:
d’azzurro, al gallo al naturale posto sopra una torre rotonda, guardante il
sole orizzontale a destra, la torre attaccatta da due muri di fortezza,
moventi dalla punta e dai fianchi dello scudo, caricati a sinistra da un
leone rampante contro la torre, il tutto d’oro.
Divisa: VENI VICI VIDIT ET FUGIT.
indice |
 |
Galluppi.
Di
questa famiglia, che si vuole tra le primarie delle Calabrie e nobile sin
dai tempi di Carlo I d’Angiò, aggregata al sedile di Portercole in Tropea e
infeudata di Altavilla, Coccarino, Ioppolo, ecc. noi non diremo che quello
che ha attinenza con il ramo passato in Sicilia. Pare che sia stata portata
in Messina da un Cesare, qualificato barone di Ioppolo, che fu ascritto
nella mastra nobile del Mollica. Passò nella città di S. Lucia ed un Ansaldo
Galluppi-Patti e Cirella, con privilegio del 15 settembre 1748, ottenne il
titolo di barone di Cirella; un Francesco-Maria tenne la carica di giurato
in detta città di S. Lucia nel 1799-1800 ed un Sebastiano quella di capitano
di giustizia nel 1799-1800 e 1806-7. Da S. Lucia un ramo di detta famiglia
ritornò in Messina e succedette alla famiglia Raineri nel titolo di barone
di Pancaldo, che fu riconosciuto con decreti ministeriali dell’8 gennaro
1883 e 22 luglio 1885 a Rainero Galluppi, già senatore della città di
Messina. Sposò costui la nobile Letteria Cuzzaniti, dalla quale ebbe
Giuseppe, barone di Pancaldo, cavaliere dell’ordine sovrano di Malta,
Vincenza moglie a Michele Laudamo e Caterina moglie ad Antonio De Luca.
Arma:
d’azzurro, allo scaglione, accompagnato da tre stelle, il tutto d’oro.
Cimiero: testa e collo di cavallo morello al naturale.
indice |