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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Abbadessa a Acciaioli
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Abbadessa o Abbatessa.
Di questa famiglia che si vuole originaria di Firenze, passata in Sicilia sotto Federico III e che godette nobiltà anche in Messina nei secoli XV e XVI troviamo notizia di un Giovanni fra i Governatori e Luogotenenti della Camera Reginale e di un Paolo fiorito in Messina nella seconda metà del secolo XVI, che il Mongitore, nella sua Biblioteca Sicula, loda come poeta insigne e dal quale dice essere state tradotte l'Iliade e l'Odissea di Omero e le Metamorfosi di Ovidio.
Arma: trinciato d'oro e di rosso (secondo il Galluppi).
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Abbate.
Il Mugnos dà per ceppo a questa famiglia un Papirio cavaliere romano che, dopo aver donato al proprio figlio Ascanio tutti i beni che possedeva, ritirossi nel monastero di Montecassino dove venne eletto abate e poscia, per la morte senza prole del figlio, depose l'abito, prese nuovamente moglie ed ebbe figli, che furon detti dell'Abbate. Tale origine, come tante altre rinvenute dal Mugnos, non merita di esser presa in seria considerazione, ma di essere del tutto scartata. È però indubitato che questa famiglia sia sin da antico venuta in Palermo ed il Fazello ci parla di un Palmerio Abbate compagno del Procida all'epoca del Vespro Siciliano. Un Troiano Abbate barone di
Gibellina fu senatore di Palermo negli anni 1499 e 1500; un Gabriele Abbate sposò Isabella Ventimiglia eredera della baronia di
Ucria della quale egli, nel nome maritale, chiese ed ottenne a 16 luglio 1453 conferma; un Rinaldo fu capitano giustiziere di Palermo negli anni 1536-37, un Andrea senatore nel 1559-60; un Vincenzo barone di Ucria a 12 marzo 1576 ottenne la concessione del titolo di regio
cavaliere ed un Giacomo occupò nell'anno 1584-85 la carica di capitano di giustizia di Palermo. Un Matteo sposò la nobile Fara Mortillaro e fu padre di: Ignazio-Vincenzo, Giuseppe, che fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1743, 1756, e 1757 e senatore della stessa città negli anni 1728-29, 1743-44 e 1758-59; e Giovanni che fu sacerdote.
Ignazio-Vincenzo Abbate e Mortillaro, per nominazione ottenuta presso gli atti di notar Leonardo di Maggio di Palermo a 15 luglio 1723 da Domenico de Castro, compratore del titolo di marchese di Lungarini da potere di Pietro de Molina pro persona nominanda, fu marchese di Lungarini per investitura del 18 settembre 1723. Fu pure primo barone di Ficarra e signore di Castelbrolo e Jannello, in sua famiglia, come per investitura del 12 marzo 1738 e morì in Palermo nel giorno 26 di gennaro dell'anno 1761, dopo aver celebrato il suo testamento presso gli atti di notar Antonino Maria di Maggio e Castiglia 13 marzo 1756, che venne aperto presso gli stessi atti a 31 gennaio dell'anno 1761; nel quale istituì suo erede il figlio: Mariano che s'investì del detto titolo di marchese di Lungarini a 28 settembre 1761, e del titolo di barone di Ficarra a 21 giugno 1761. Da Mariano e da Agata Branciforte e Federici dei principi di Scordia ne vennero: Ignazio, Emmanuele Salvatore ed Anna che fu moglie di Michele Busacca marchese di Gallidoro. A 16 agosto 1806 moriva Mariano Abbate, ed il figlio primogenito: Ignazio Abbate e Branciforte s'investiva del titolo di marchese di Lungarini a 15 settembre 1808, di quello di barone di Ficarra
a 12 maggio 1808 e di quello di signore di Castelbrolo e Iannello a 13 dello stesso mese. Sposò questi in prime nozze: Serafina la Grua figlia di Antonio principe di Carini, dalla quale ebbe: Mariano, Antonino, Caterina, Giuseppa ed Agata; ed in seconde nozze: Marianna Maiorana dei marchesi di Leonvago dalla quale ebbe: Giovanna moglie del generale Salvatore Musto e madre di Raffaele-Baldassare Musto ed Abbate che vanta oggi il diritto ai titoli di casa
Abbate.
Arma: diviso di verde e d'argento. Corona di marchese.
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Abbatellis.
Trae questa famiglia origine dalla città di Lucca da dove passò in Palermo ed in Catania. Un Giovanni Abbatellis comprò a 19 febbraio 1405 in notaro Lorenzo de Naro di Catania da Raimondo de Falgar la baronia di Cefalà che gli venne da Re Martino confermata a 27 giugno 1406 e la quale, nell'anno 1429, ottenne di popolare. A lui succedette il figlio Giovanni che comprò da potere di Guglielmo Raimondo Moncada, in seguito a licenza di Re Alfonso, la terra di Cammarata per atto presso notar Pietro de Busaldano di Valenza a 11 settembre 1431 ed ottenne, alla morte del padre, la conferma della baronia di Cefalà a 27 giugno 1453. Sposò in prime nozze Giovanna Chiaramonte e Ventimiglia ed in seconde Eulalia la Grua dalla quale fra gli altri ebbe: Francesco che, non avendo figli, lasciò tutto il suo patrimonio per opere pie come rilevasi dal suo testamento pubblicato presso gli atti di notar Domenico Di Leo a 31 luglio 1509. Dal primo matrimonio ebbe fra gli altri figli: Federico che ebbe confermata la terra di Cammarata con l'obbligo di prestar cinque cavalli per servizio militare a 25 settembre 1453 e fu padre di Francesco che ebbe l'investitura di detta terra nel 1478 e di Giovanni Manfredi che ebbe confermata la baronia di Cefalà a 10 ottobre 1491. Francesco fece due matrimonii dal primo ebbe Antonio, e dal secondo Federico. Antonino dopo essere stato investito a 23 settembre 1485 di Cammarata morì lasciando un'unica figlia a nome Margherita; questa, per la stretta forma dei Franchi, venne esclusa dalla successione dalla zio Federico, il quale la prese in moglie e fu investito di Canmarata a 23 novembre 1503. Giovanni Manfredi Abbatellis di Federico fu marito di Luigia Lombardo, figlia di Ludovico ed ereditiera della terra di Gibellini, e padre di Antonino e di
Federico. Antonino primogenito succedette nella detta baronia di Cefalà della quale fu investito a 1 luglio 1503 ed essendo egli morto senza figli, passò al fratello Federico che ne ottenne l'investitura a 5 settembre
1506 Federico fu padre di Giuseppe che sposò Agata Castello di Guttierez, e testò a 11 aprile
1550 presso gli atti di notar Antonio Merlino di Catania istituendo erede il figlio Alfonso. Questi sposò Giovanna Paternò figlia di
Pietro e fu padre di Giuseppe e Francesco. Francesco ebbe in moglie Agata Tornabene figlia di Orazio e di Girolama Castello, giusta i capitoli matrimoniali presso gli atti di notar Orazio Pulvirenti di Catania a 27 giugno 1620 e celebrò a 3 aprile 1627 presso gli atti di notar Giuseppe Riera di Catania il suo testamento che venne aperto presso i detti atti a 26 gennaio 1640, lasciando due figli: Anna ed Ignazio. Anna Abbatellis e Tornabene sposò in prime nozze Ferdinando Cutelli e
Grimaldi ed in seconde nozze Vincenzo Paternò Tedeschi di Pietro barone di
Ficarazzi. Dell'Ignazio Abbatellis e Tornabene non abbiamo notizie sicure non essendo in grado di accertare se quell'Ignazio Abbatellis iscritto fra i regii cavalieri nella Mastra Nobile di Catania del 1696 sia la stessa persona.
Quest'Ignazio, iscritto nella mastra, fu marito di Lucrezia Paternò nel nome della quale ottenne a 28 febbraio 1717 l'investitura di metà di S. Cono e fu padre di Vincenzo Domenico che sposò Luigia Tedeschi e testò a 24 febbraio 1754 in notaro Agatino Puglisi di Catania lasciando fra gli altri figli: Eleonora moglie di Errico Guttadauro, il quale, per tal matrimonio, fu a 2 dicembre 1775 ascritto alla mastra nobile di Catania, ed Ignazio il quale a 1 febbraio 1783 fu investito di metà di S. Cono. Ignoriamo il seguito.
Arma: d'oro, al grifo rampante di nero, coronato dello stesso.
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Abbracciabene.
Nobile
famiglia di Sciacca, di cui troviamo un David, che nel 1283 faceva parte
dell’esercito di Re Pietro e diede in mutuo delle somme alla R. Corte,
notato dal Muscia, sotto Federico, come possessore della metà del feudo di
Scanzafridi.
Arma:
d’oro, al leone rosso, rampante contro una colonna al naturale.
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Abela
o Abella.
Il primo
di questa famiglia di cui abbiamo notizia è un Ludovico Abella il quale dal
re Martino ottenne la concessione delle Saline di Nicosia, che poscia, col
consenso dello stesso sovrano, rinunciò in favore di Anastasio de Taranto.
Un Raimondo Abela o Abella marescalco del regno e consigliere del re Martino
venne nell’anno 1398 dallo stesso re nominato uno degli estirpatori dei
ribelli del regno e fu governatore dell’isola di Malta dove stabilì la sua
famiglia, la quale poscia passò ad abitare in Siracusa. Ebbe egli un figlio
a nome Martino, il quale fu padre di un Giulio, che, con privilegio dato in
Venezia a 14 febbraio 1469 dall’imperatore Federico d’Austria, ottenne la
concessione del titolo di cavaliere del Sacro Romano Impero. Fu padre Giulio
di Paolo, che sposò Imperia Mannara e Platamone, la quale lo rese padre di
Giuliano marito della nobile Eleonora Alagona e Gravina, figlia di Girolamo
barone di Bibino Magno, come per contratto matrimoniale agli atti di notar
Vincenzo Leone di Siracusa a 26 gennaio 1571. Da questo matrimonio ne venne
Paolo Abela e Alagona che sposò la nobile Maria Bonaiuto e Platamone come
per i capitoli matrimoniali presso notar Matteo Burlo di Siracusa a 30
ottobre 1599 e fu baro-ne di Camolio, titolo che, all’abolizione della
feudalità, in forza dell’investitura del 4 gennaio 1802, troviamo in potere
di un Giuseppe Abela e Diamante, il quale, era stato a 1 agosto 1786
investito del titolo di barone di metà di Spinagallo e Ricalcaccia.
Possedette pure questa famiglia molti altri feudi e titoli, fra i quali il
titolo di barone sul feudo di Bibia, del quale l’ultimo che abbiamo trovato
investito è un Andrea Abela e la Valle a 29 novembre 1726; e la metà del
feuco di Caddeddi, della quale venne ultimo investito, in famiglia Abela, a
30 aprile 1775, Antonino Abela e Diamante. Questa famiglia è passata sin da
antico all’ordine di Malta, ed un Giovan Francesco, commendatore del detto
ordine, pubblicò in Malta nel 1647 un’opera dal titolo: Descrizione di
Malta.
Arma:
d’azzurro, al capriolo d’oro, accompagnato da tre stelle di sei raggi dello
stesso. Corona di barone.
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Abiosi.
Originaria
di Ravenna, passò in Messina dove godette nobiltà nel sec. XIV.
Arma:
d’argento, alla fascia di rosso.
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Abìto
o Avìto.
Trae sua
origine questa famiglia dalla Francia, da dove passò in Messina nel secolo
XIII e venne aggregata al ceto nobile di detta città. Il Bonfiglio dice che
un Bartolomeo fu stratigò di Messina nel 1209.
Arma: di
rosso, a due bande d’argento.
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Abramo.
Un Filippo
Abramo a 7 luglio 1594, nel nome maritale di Elisabetta Giaconia figlia di
Sicilia, prese investitura del feudo di Carcaci, di cui troviamo pure
investito Rocco, figlio di lui, a 20 ottobre 1610; un Pier Giulio o Giuliano
fu governatore della Tavola o Pubblico Banco di Palermo negli anni 1606-7,
1609, 1610 e 1611; un Bernardo fu razionale del R. Patrimonio nel 1809 e la
stessa carica tenne un Francesco per real diploma dato a 24 aprile
esecutoriato a 25 detto 1810.
Arma:
d’argento, a tre bande di rosso.
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Abrignano.
Il primo
di questa famiglia di cui abbiamo sicura notizia è un Enrico regio milite e
signore del castello di Racalmuto nel 1395 padre di un Francesco che negli
anni 1422-23, 1428-29 fu senatore della città di Trapani e negli anni
1437-38, 1448-49 capitano giustiziere; carica che tennero nel 1450-51 un
Goffredo e nell’anno 1470-71 un Enrico. Un Giuseppe, nel nome maritale di
Filippella, figlia di Martino Bandino, ottenne a 3 marzo 1550 investitura
della salina denominata l’Isola di S. Giuliano, e fu padre di Onofrio
senatore di Trapani negli anni 1581-82, 1591-92, investito di detta salina a
7 maggio 1586, salina della quale a 8 aprile 1615 troviamo investito
Cristofaro figlio di detto Onofrio. Un Ottofredo fu barone della Gabella
della Scannatura di Trapani come per investitura del 27 maggio 1630; una
Vita Anna Abrignano acquistò nel 1772 il feudo di Sinagia, che poscia
trasmise a Luigi Sieripepoli. Godette pure questa famiglia nobiltà in
Messina, e troviamo nella Mastra nobile del Mollica, lista IX, anno 1595,
notato un Vito Abrignano.
Arma: di rosso, al
castello di tre torri d’oro, aperto e finestrato del campo
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Abrugnale.
Il Barberi
dice che un Salvitto Abrugnale prestò fideiussione per onze quaranta circa a
Bartolomeo ed Eduardo Salimpepe per la costruzione di quindici triremi, e
che per questo debito ottenne la baronia del Ponte di Girgenti dai detti
Salimpepe posseduta; baronia, alla sua morte, passata in potere di Andreana
sua nipote, moglie di Salvatore Grano D’Orzo che ne ottenne conferma dal Re
Martino.
Troviamo
poi un Paolo senatore di Messina nell’anno 1415-16, un altro Salvo che tenne
la stessa carica nell’anno 1421-22, Antonino giudice straticoziale di
Messina negli anni 1434-35-36-37-38 ed un Cristofaro senatore della stessa
città negli anni 1452-53, 1456-57 e 1464-65.
Arma: di
rosso, alla trombetta marina (brogna) d’argento.
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Abruzzo, La Burcia, Labruzzi
o La Burzi
(vedi).
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Accardo.
Originaria
di Malta, passò in Messina, dove godette nobiltà nel sec. XVII. Un
Francesco, abitante in Malta, ebbe dal re Federico III con privilegio del 18
giugno 1360 concesso un tenimento di terre in detta isola, chiamato la
Saccuja. Un Giovanni lo troviamo giurato di Caltagirone nell’anno 1407-8, ed
un Giuseppe senatore di Messina nell’anno 1609-10.
Arma:
d’oro, al monte di tre cime di rosso, movente dalla punta, sormontato nel
capo da una stella dello stesso.
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Accascina.
Questa
famiglia molto nobile è d’origine pisana e fu portata in Sicilia sotto il
governo di re Alfonso il magnanimo. Un Carlo fu governatore del Monte di
Pietà di Palermo negli anni 1542-43 e 1545-46, comprò dalla R. Corte, presso
gli atti di notar Giacomo lo Scavuzzo a 6 luglio 1552 onze 50 annuali di
rendita sopra le gabelle della caxia e carne di Palermo che, con
testamento celebrato presso gli atti di notar Francesco Guagliardo a 23
agosto 1555 trasmise al fratello Alfonso, il quale fu senatore di Palermo
negli anni 1546-47, 1559-60, 1565-66 e 1569-70 e governatore della Tavola di
Palermo nell’anno 1553-54; un altro Carlo occupò la carica di senatore
nell’anno 1584-85 e 1597-98 ed un Tommaso la tenne negli anni 1593-94, 1616,
1617, 1618 e 1624-25. Vanta due cavalieri gerosolimitani: un Giovanni nel
1444 ed un Girolamo nel 1590.
Arma: di
rosso, all’aquila d’oro.
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Acciaioli.
Questa
famiglia che è originaria di Firenze, e vanta vescovi, arcivescovi,
cardinali e gran siniscalchi, godette nobiltà in Messina nel secolo XIV. Un
Angelo Acciaioli conte di Malta lo troviamo nel 1358 vicerè in Sicilia e nel
ducato di Calabria; un Niccolò l’incontriamo nel 1362 con i titoli di conte
palatino e conte di Melfi e con le cariche di gran Siniscalco di Sicilia e
vicario generale nella stessa isola e nel ducato di Calabria.
Arma:
d’argento, al leone di nero (secondo il Palizzolo). D’argento, al leone
d’azzurro armato e lampassato di rosso, coronato d’oro (secondo il Galluppi).
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